ti emo











A cura de Il Cala

Ospedale Psichiatrico di Pescara, riunione settimanale degli operatori con il Primario. Sono presenti il Primario Linetto Brillantini e l’Infermiera Agata Rottermaier.

Abbiamo da esaminare il caso di due pazienti, appena arrivati.”

Si calmi signorina, si calmi, cerchi di illustrare il caso, del resto sono o non sono un luminare della psichiatria?”

Certo certo, ma loro sono tipi proprio strani, pensi che non fanno altro che cantare, suonare e cantare. Sono in due, ma anche ogni tanto in tre, non si riesce a capire che diavolo suonino!!!”

Ah, li conosco questi tipi, arrivano fingono di essere strani per evitare il lavoro e la scuola, ma sono solo dei malfattori!!!”

Ecco dottore, ascolti, queste sono alcune delle loro cosiddette canzoni.”[…]

Uhm, il caso non nascondo è complesso, suonano chitarra e batteria, ma non abusano del giro di do, cioè l’attacco su cui si basa il 75% della musica italiana, parlano di cose, persone e fatti strani, hanno un suono difficilmente catalogabile. Certo si sente che sono giovani e dovrebbero limare qualche eccesso e correggere qualche imperfezione, migliorare un po’ la pronuncia. Ma il loro malessere sembra reale, il loro sarcasmo è ben affilato e velenoso, sono da tenere sotto controllo. Gioia, com’è che si fa? Fanno domande impertinenti, si sente che sono persone in ricerca, non vogliamo mica lasciarli liberi di sperimentare? Liberi di maturare? Gente così che si pone domande dirette e che affronta temi delicati sempre da punti di vista particolari e non catalogabili sono soggetti pericolosi. Affrontare la vita così rischia sempre di portare alla creazione di soggetti pensanti e si sa che il pensiero porta alla pazzia, dobbiamo intervenire!!! e poi, come si permettono di parlare addirittura di omosessualità???? ma chi gli ha dato il diritto di esprimersi su temi del genere??? No no, non è possibile lasciarli andare avanti così, rinchiudeteli!!!!”

Ma dottore… i manicomi ormai sono chiusi, rinchiudiamoli DOVE????”

In uno studio di registrazione no? Che gli si metta a disposizione il necessario, sono proprio curioso di sentire un loro album

(scena finale, il dottore si toglie il camice, sotto il quale indossa la maglietta di Freak Antoni e si allontana canticchiando Brain Damage dei Pink Floyd)

https://www.facebook.com/leinfermitamentaliabituali



{marzo 15, 2013}   The Dowsers – The Last Call

the dowsers band

Cosa puoi dire ad un gruppo che non solo si esibisce nel proprio Paese, ma che ha già valicato i confini italici per approdare nei locali londinesi? Di certo nulla di troppo sconveniente, ci si può solo limitare a raccontare. Basta partire dalla cosa più semplice: il nome. The Dowsers sono i rabdomanti, quelli alla continua ricerca dell’acqua, fonte di vita per l’uomo.

di Miss  Angela Mingoni

La ricerca, quindi, diventa fondamentale nello stile di questo gruppo, che negli anni ha subìto una vera evoluzione, cercando di carpire i segreti dell’elettronica per applicarla alla loro musica; il risultato è The Last Call, Ep di sole tre tracce che sintetizza nel migliore dei modi la loro essenza. Ciò che accomuna “What they will say” e “A melodious song” è la sottile somiglianza allo stile Depeche Mode, uno dei maggiori gruppi internazionali, famosissimi e spericolati, persino al giorno d’oggi, con alle spalle una corriera longeva che fonda le sue radici negli anni ’80. La voce è calda e avvolgente, senza sbavature o imperfezioni di pronuncia, particolare essenziale se si sceglie l’inglese come lingua di rappresentanza.

I sintetizzatori la fanno da padrona e “storpiano” le basi fino a farle diventare ballabili e orecchiabili, fino a fartele entrare in testa quasi a forza. “A melodious song”, inoltre, sembra avvicinarsi molto al genere della ballad perché è delicata e tenera ma senza annoiare.Porta con se un carico di dolcezza che ti convince a sorridere qualsiasi sia il momento in cui la ascolti. Ti scalda lo spirito. Ti commuove.Ma il progetto The Dowsers è anche rock e allora ecco le chitarre, potentissime e suonate con grande capacità. Non sovrastano mai il cantato ma danno quella spinta in più che completa in grande stile i tre pezzi.

Ultima canzone, anche se in ordine sarebbe la prima, è “The last call”. Siamo sempre lì, sono bravi, sono ottimi musicisti, si sforzano di essere diversi e ci riescono. Il basso, la voce, la batteria, tutto è perfettamente sincronizzato e unito fino a creare un impasto così piacevole che ascolti il pezzo ripetutamente e non trovi nessun difetto, nessuna sbavatura. Si capisce dalle prime note che i ragazzi milanesi hanno stoffa e di quella pregiata. Sicuramente il merito va ai numerosi live a cui hanno dato vita nell’hinterland nordico e alle performance in terra straniera, che hanno permesso loro di affinare al meglio le loro tecniche e di “rubare” qualche idea, qualche mood agli amici anglosassoni.

L’elettro-rock non è sicuramente un genere di punta qui in Italia, poco se ne parla e ancora meno se ne sente. Il coraggio di un gruppo sta nell’uscire dagli schemi per proporre qualcosa che sia assolutamente nuovo. The Dowsers ci possono riuscire con testardaggine e perseveranza, tanto che “la band ha l’obbiettivo per il prossimo futuro accanto alla continua attività creativa, di raddoppiare gli spettacoli dal vivo in Italia e all’estero e di trovare la strada per portare la propria musica e il proprio messaggio al più largo pubblico possibile”.

Se queste sono le premesse, attendiamo con ansia l’album che premierà, a ragione, i loro sforzi. Angela Mingoni



GAME OVER – PRESS START: VIDEOGIOCHI E NON SOLO!!!

By Nana Arima

Se avete letto almeno una volta questa frase su qualche videogame casalingo o in sala giochi…se siete nostalgici degli anni ‘80/’90 allora i G.O.P.S. sono il gruppo che fa per voi.

Rispettivamente Marta Ledonne (voce), Gax Win (sassofono controalto/cori), Davide Cotroneo (chitarra elettrica), Francesco Greco (chitarra elettrica), Christian Beraldi (basso elettrico/mandolino) e Fabio G. Russo (batteria) i G.O.P.S. sono frutto della grande amicizia tra Gax e Davide, nonché la loro grande passione musicale in comune: le sigle di videogames, cartoni animati e films. Iniziato un po’ tutto per gioco i due hanno partecipato a qualche live in piazza che li convince poi a fare sul serio partecipando a vari concorsi musicali come quelli organizzati dal “Movimento Forze del Sud” dove si classificano primi nella categoria “interpreti” la prima volta e secondi nella categoria la volta dopo, o il Winter Music Contest dove vincono il premio della critica e si classificano terzi nella categoria “Cover”,nonchè serate di beneficenza come “Aiutiamo i bambini onlus” a favore dei bambini eritrei e la XXI edizione di “Bimbolandia”, il tutto subendo non pochi cambiamenti di formazione.

Non contate sui file audio o similari perché l’unico modo per apprezzare a pieno una band del genere è seguirli ai live o tramite le loro pagine

Facebook (http://www.facebook.com/Game.Over.Press.Start/info#!/Game.Over.Press.Start) e YouTube (http://www.youtube.com/user/gameoverpresstart/videos?view=0)

Ma è sufficiente questo per ritrovarsi a cantare e ballare con loro sotto al palco, infondo raccontano un po’ la colonna sonora di molti di noi (chi non ha visto Haidi o Mila&Shiro… o magari giocato a Tetris o Super Mario Bros?) e credo sia un messaggio carino per chi bambino lo è adesso e vive un’infanzia totalmente diversa. 

GAME OVER – PRESS START non è solo un riferimento al mondo dei videogames, ma è un monito che a mio avviso dovrebbe avere ognuno di noi: anche quando sembra che la partita sia finita c’è sempre la possibilità di premere START e ricominciare!



et cetera
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