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{aprile 9, 2013}   Malatja – “Stracciacore”

A cura di John Tag

I Malatja sono un trio di Salerno con Paolo Sessa alla voce e chitarra , Camillo Mascolo alla batteria e Daniela De Martino al basso.

Io amo definire questo gruppo come una “Rock Band” e non “Punk Band”, come forse si autodefiniscono e, comunque, come spesso vengono definiti in articoli e riviste del settore. A 4 anni dall’album “48”, eccoli nuovamente con il loro ultimo disco“Stracciacore”, uscito con etichetta Diavoletto netlabel e distribuito da Good Fellas. In “Stracciacore”, un album dalle tinte forti, esprimono la loro energia con un Rock aggressivo, potente, incalzante.

Nel loro suono granitico sento, inoltre, lo scorrere di una vitalità espressiva notevole, ispirata all’Acid Rock anni 70, all’Hard anni 80, ma anche al Grunge più violento e meno intimista degli anni 90 e da gruppi come King’s X, Soundgarden, Liquid Jesus, Stone Temple Pilot, e Jane’s Addiction.

Sono chiare anche le sonorità tipiche dello Stoner con basso incisivo, una chitarra distorta ritmica e a tratti cupa e con riff che a volte tendono a diventare plumbei, ma che improvvisamente scorrono veloci e lancinanti, tipicamente Heavy, una batteria sempre in primo piano, con una ritmica che potremmo definire “ariosa” “ben tirata” e dal “passo” incalzante ma non ossessivo. In effetti in Stracciacore non riesco a sentire del Punk, ma avverto una musica complessa e curata. Sicuramente il Punk e nel loro spirito, ma non più nel loro modo di fare musica e sarebbe alquanto riduttivo continuarli a definirli solamente “Punk Band”. Tra i 9 brani che compongono il disco mi sento di segnalare:

Back To Hell (torna all’inferno), dove un Rock aggressivo ben si sposa con la musicalità della lingua partenopea e con un testo assolutamente crudo e reale. Inoltre, a 2,10 minuti dall’inizio del brano possiamo ascoltare un bell’assolo di chitarra di una ventina di secondi che riecheggia il modo di suonare del grande David Gilmour. Dint’ E Man’ in cui è inserito nella parte finale del brano, in un cammeo che impreziosisce non solo il contenuto musicale del disco, il discorso del 1975 sul genocidio culturale del grande e mai dimenticato Pier Paolo Pasolini. Nun Sia Maje Dio, brano potente, tirato, classicamente Hard & Heavy, in cui viene sottolineata la difficoltà di vivere dignitosamente in un mondo corrotto ed omertoso. ‘O Sens’ D’o Pudore, Il sogno di libertà dato da un lunghissimo viaggio verso un mare che non arriva mai. Spin’ ‘E Pesce, La rivoluzione di un popolo stanco ed affamato che insorge e, come una “spina di pesce”, ferisce e soffoca i potenti dall’interno, Il brano è tipicamente Hard e tirato e qui i Malatja si avvalgono della collaborazione dei Low Fi. Sott’ ‘O Balcone, bella, musicale, sognate, in cui piacevolmente possiamo ascoltare le chitarre di Giuseppe Fontanella dei “24 grana”. Belli anche da vedere i loro due Video ‘O Sens’ D’o Pudore e non sia maje Dio.

In conclusione: Long Live Rock and Roll” e questo grazie anche ai Malatja.

http://www.malatja.com/

https://www.facebook.com/pages/Malatja/159929427404074?fref=ts

 



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