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ilgiardino

Focalizzato sull’assunzione delle droghe e il bisogno spasmodico di dipendere da sostanze per riuscire a godere di ciò che ci circonda, il nuovo videoclip dell’alternative rock band sarda è una critica al dover apparire a tutti i costi, a chi pensa che quello che conta sia il giudizio degli altri. “Non fare il punk!” anticipa l’uscita del secondo capitolo discografico “Medusa” prevista per fine aprile.

Genere: alternative rock, electro, cantautorato rock

Label: Autoproduzione

https://youtu.be/uggU5lE6f80

È ora disponibile su YouTube il video di Non fare il punk!, singolo che anticipa l’uscita del nuovo album della band Il Giardino, intitolato Medusa. Diretto da Enrico Sanna e montato da Giorgio Gaetani (LAIB3T), il video è stato girato presso il Touch Club di Sassari e vede protagonista di alcune delle scene principali il giovanissimo ballerino Andrea Martine, campione italiano di Samba 2016/2017 (scuola F.Art Studio Dance di G.Madeddu).

Il brano anticipa il nuovo sound della band, rivelando una direzione che dà maggior risalto al ruolo del sintetizzatore nelle canzoni. Il messaggio di fondo è una critica al dover apparire a tutti i costi, a chi pensa che quello che conta sia il giudizio “degli altri”. Il video si concentra sull’assunzione delle droghe, il bisogno spasmodico di dover dipendere da sostanze per riuscire a godere di ciò che ci circonda.

Medusa è il successore dell’esordio Il mondo in due, disco in vendita su tutte le piattaforme digitali. Pubblicato nel marzo 2016, è stato registrato al Domosound Studio e masterizzato presso l’Eleven Studio di Andrea de Bernardi. L’artwork è stato realizzato da Daniele Diana, versando delle gocce d’inchiostro in un bicchiere: esse rappresentano i colori principali del mondo, ovvero il blu e il verde, dividendolo in due: da qui il titolo Il mondo in due. Le influenze sono molteplici, dalla musica rock anni ’90 inglese ai grandi cantautori italiani.

La prima canzone estratta, La gente del villaggio, prende spunto dal sottotitolo di Un matto di Fabrizio de André (dietro ogni scemo c’è un villaggio) e racconta la storia di Francesco, un ragazzo che si è da poco trasferito in un paese nuovo e si innamora di un altro ragazzo del posto. I due si incontrano di nascosto, ma gli abitanti lo vengono a sapere e uccidono il nuovo arrivato dopo avergli teso un agguato.

https://www.youtube.com/watch?v=0HuM7bFLDiw

Il video è stato diretto da Daniele Diana e si svolge in un vero e proprio villaggio abbandonato, Rebeccu, paese fantasma. Alcune scene sono state girate presso il villaggio disabitato di Santa Maria de Sauccu, posto quasi fiabesco, per dare l’idea di un fenomeno fuori dal tempo, che si protrae da secoli e che difficilmente vedremo finire presto. I costumi, realizzati da Davide Cossu ed Elisabetta Daga, sono liberamente ispirati al film Eyes wide shut e rappresentano l’ignoranza, l’omertà e il pregiudizio insito nelle persone.

Grazie all’album, la band ha aperto il concerto di Appino (Zen Circus) e de I Cani per il festival Abbabula 2016.

Line up

Alberto Atzori – Voce, chitarra
Fabiano Musinu – Chitarra
Carlo Manca – Basso
Simone Giola – Batteria
Edoardo Usai – Tastiere

Biografia Il Giardino nasce da un’idea di Alberto Atzori (voce) e Fabiano Musinu (chitarra) nel 2010, originariamente con il nome Garden States. I due decidono di fondare una band orientata sulla musica inglese degli anni ’90 e dei primi anni 2000. Inizia la stesura dei primissimi brani, influenzati da band quali Oasis, Kasabian, U2, Radiohead. Nell’estate del 2013, i Garden States autoproducono il primo EP, “Wonders of the World”, seguito poi da “Barking up the right tree!” il 1 Settembre 2014. Seguono svariati live in tutta la Sardegna per promuovere il disco. Nel 2015 la band comincia a comporre in italiano, l’elettronica viene quasi del tutto abbandonata e il nome cambia, per adattarsi alla scrittura dei nuovi testi: nasce così Il Giardino. Nel settembre 2015 la band entra in studio per incidere il primo album intitolato “Il mondo in due”, pubblicato il 31 marzo 2016. Il lancio del disco viene preceduto da concerti universitari, concerti acustici nei licei di Sassari e live in alcuni locali, compresa la partecipazione al contest “Arezzo Wave Festival”, nella data di Cagliari. Il 15 aprile dello stesso anno il gruppo presenta le copie fisiche de “Il mondo in due” presso la Libreria Dessì (Mondadori) a Sassari, ricevendo un ottimo riscontro di pubblico e critica. A seguito della presentazione, la band viene invitata a partecipare al Festival Abbabula 2016, il 14 maggio, per aprire il concerto di Andrea Appino e de I Cani. Il 27 febbraio 2017 esce “Non fare il punk!”, nuovo singolo/videoclip che prelude alla release del secondo album “Medusa” fissata per il 24 aprile.

Contatti

https://www.facebook.com/IlGiardinoBand/

https://itunes.apple.com/it/album/il-mondo-in-due/id1093450589 https://open.spotify.com/album/0zYOMab0XpaqtsDji6FcNo

Press Media Office

www.facebook.com/BlobAgency

www.blobagency.com

Frank Lavorino 3396038451



 

Secondo estratto da “In a State of Altered Unconsciousness”, debut album dell’alternative rock band bolognese. Un omaggio alla capacità della musica di essere contenitore delle nostre emozioni e rendere comprensibile ciò che non può esprimersi adeguatamente a parole.

Genere: alternative rock, indie rock, grunge, prog rock

Release date: 24.03.2016

Il brano, dall’andatura allegra e scanzonata, racconta un tentativo andato male di evadere dalla noia del quotidiano in cui il protagonista esce per passare una serata a bere. Vista all’inizio come una prospettiva divertente, tale serata si traduce nell’esatto opposto: persosi per la città, il nostro si ritrova solo e deriso dai passanti. L’unica consolazione rimasta è tornare a casa per suonare una chitarra “ubriaca” nelle cui note egli riversa la propria sbornia e che riesce, più dell’alcool, a dargli sollievo.

Il video, realizzato interamente con una action cam in prima persona, segue in parte il narrato della canzone: lo spettatore si ritrova immerso in una tipica uscita universitaria bolognese mentre si sposta da un bar all’altro accompagnato dai quattro membri della band. Le riprese si sono svolte nell’arco di due serate in alcuni dei principali bar della Bologna universitaria.

L’idea era quella di riprendere senza filtri un’intera serata di bevute, ripercorrendo quella che è per molti una classica uscita da sabato sera.” – afferma la band – “Si esce, si beve, ci si sposta in un altro bar, si incontrano amici, si riprende a vagare senza una vera e propria meta finché si riesce a reggere. Una forma di divertimento molto comune tra i nostri coetanei, che abbiamo sperimentato in prima persona e che il più delle volte risulta vuota e fine a se stessa.”

Earthset4

All’interno del disco So What!? ha una funzione un po’ da spartiacque: lo stato alterato dell’ubriacatura, unito alla presa di coscienza della sua rabbiosa inutilità, portano il protagonista a riversare i propri sentimenti nelle note della chitarra ubriaca, il cui suono libera gli arpeggi che aprono la strada alle successive tracce più psichedeliche. È un omaggio alla capacità della musica di essere contenitore delle nostre emozioni e a rendere comprensibile ciò che non può esprimersi adeguatamente a parole. Nell’ordine tipico del linguaggio musicale, il disordine del nostro io trova forma e diviene conoscibile agli altri.

Per le riprese la band si è avvalsa della collaborazione di Alessandro Brandi, che ha portato con una fascia la camera per tutte e due le serate tra gli sguardi incuriositi dei passanti. Il montaggio e l’edit del video sono invece opera di Giulia Ferrato, giovane videomaker indipendente della crew Humareels che ha già collaborato con la band alla realizzazione del precedente video rEvolution of the Species. La realizzazione ha richiesto tanto impegno e tante bevute e se ve lo state chiedendo… sì, i ragazzi si sono ubriacati in entrambe le serate di ripresa.

Credits

Story: Earthset

Riprese: Alessando Brandi/Earthset

Fotografia: Alessandro Brandi/Earthset

Montaggio&Edit: Giulia Ferrato

Music: So What!? Earthset

Si ringraziano per le locations:
Miky e Max, Boteco, Bar Salomè (Ken), Dynamo, Tarcaban, Bar De Marchi.

Next Gigs

07.04.2016 @ Ganesh, Bologna

09.04.2016 @ Terra Maja, Chieti

12.04.2016 @ Scumm, Pescara

15.04.2016 @ Hi-Hat, Collecorvino (PE)

22.4.2016 @ Steamstation, Bologna

30.04.2016 @ Flyin’ Donkey, S.Mauro Pascoli (FC)

28.05.2016 @ Rock’n’Park, Monselice (PD)

Bio: Il progetto nasce nel gennaio del 2012 dall’incontro tra Luigi Varanese (basso), Costantino Mazzoccoli (chitarra), Emanuele Orsini (batteria), ed Ezio Romano (voce e chitarra). Nel dicembre 2012 i quattro, classe 1990, realizzano un primo demo-ep registrato in collaborazione con l’associazione culturale StudioSoundLab e presentato dal vivo il 7 marzo 2013 al Freakout Club di Bologna. Nel maggio 2013 il gruppo conosce Enrico Capalbo, (fonico presso lo studio Fonoprint di Bologna, polistrumentista e sound engineer per, tra gli altri, Luca Carboni, Ofeliadorme, Francesco Guccini) che si interessa al giovane progetto. Gli ultimi mesi del 2013 sono dedicati alla scrittura dei brani già in elaborazione e di ulteriore materiale inedito. Il 2014 inizia all’insegna degli impegni dal vivo, tra cui spiccano il live presso il The Good Ship di Londra e la diretta radio presso la ICRadio, emittente studentesca dell’Imperial College della capitale britannica. La band, contestualmente, lavora in autoproduzione al disco d’esordio. Nell’ottobre 2014 il gruppo torna negli studi Fonoprint sotto la direzione artistica e tecnica di Carlo Marrone ed Enrico Capalbo per le registrazioni del primo LP. “In a State of Altered Unconsciousness”, uscito il 26 ottobre 2015 per Seahorse Recordings, hruota attorno al tema degli stati alterati di coscienza, ora fonte di riflessione per raggiungere l’autoconsapevolezza, ora momenti di ricercata o sofferta solitudine ed infine di straniamento sensoriale e paura. Musicalmente tale continuo stato di alterazione è affidato ad una scrittura non lineare, intrecci di chitarre, suoni acidi e taglienti, atmosfere psichedeliche tendenzialmente fredde e disturbate da inserti noise.

Contatti

https://www.facebook.com/Earthset

https://earthset.bandcamp.com/

Press Media Office

Ufficio Stampa Blob Agency Bologna

Frank Lavorino 3396038451

antipop.project@gmail.com



{marzo 15, 2013}   The Dowsers – The Last Call

the dowsers band

Cosa puoi dire ad un gruppo che non solo si esibisce nel proprio Paese, ma che ha già valicato i confini italici per approdare nei locali londinesi? Di certo nulla di troppo sconveniente, ci si può solo limitare a raccontare. Basta partire dalla cosa più semplice: il nome. The Dowsers sono i rabdomanti, quelli alla continua ricerca dell’acqua, fonte di vita per l’uomo.

di Miss  Angela Mingoni

La ricerca, quindi, diventa fondamentale nello stile di questo gruppo, che negli anni ha subìto una vera evoluzione, cercando di carpire i segreti dell’elettronica per applicarla alla loro musica; il risultato è The Last Call, Ep di sole tre tracce che sintetizza nel migliore dei modi la loro essenza. Ciò che accomuna “What they will say” e “A melodious song” è la sottile somiglianza allo stile Depeche Mode, uno dei maggiori gruppi internazionali, famosissimi e spericolati, persino al giorno d’oggi, con alle spalle una corriera longeva che fonda le sue radici negli anni ’80. La voce è calda e avvolgente, senza sbavature o imperfezioni di pronuncia, particolare essenziale se si sceglie l’inglese come lingua di rappresentanza.

I sintetizzatori la fanno da padrona e “storpiano” le basi fino a farle diventare ballabili e orecchiabili, fino a fartele entrare in testa quasi a forza. “A melodious song”, inoltre, sembra avvicinarsi molto al genere della ballad perché è delicata e tenera ma senza annoiare.Porta con se un carico di dolcezza che ti convince a sorridere qualsiasi sia il momento in cui la ascolti. Ti scalda lo spirito. Ti commuove.Ma il progetto The Dowsers è anche rock e allora ecco le chitarre, potentissime e suonate con grande capacità. Non sovrastano mai il cantato ma danno quella spinta in più che completa in grande stile i tre pezzi.

Ultima canzone, anche se in ordine sarebbe la prima, è “The last call”. Siamo sempre lì, sono bravi, sono ottimi musicisti, si sforzano di essere diversi e ci riescono. Il basso, la voce, la batteria, tutto è perfettamente sincronizzato e unito fino a creare un impasto così piacevole che ascolti il pezzo ripetutamente e non trovi nessun difetto, nessuna sbavatura. Si capisce dalle prime note che i ragazzi milanesi hanno stoffa e di quella pregiata. Sicuramente il merito va ai numerosi live a cui hanno dato vita nell’hinterland nordico e alle performance in terra straniera, che hanno permesso loro di affinare al meglio le loro tecniche e di “rubare” qualche idea, qualche mood agli amici anglosassoni.

L’elettro-rock non è sicuramente un genere di punta qui in Italia, poco se ne parla e ancora meno se ne sente. Il coraggio di un gruppo sta nell’uscire dagli schemi per proporre qualcosa che sia assolutamente nuovo. The Dowsers ci possono riuscire con testardaggine e perseveranza, tanto che “la band ha l’obbiettivo per il prossimo futuro accanto alla continua attività creativa, di raddoppiare gli spettacoli dal vivo in Italia e all’estero e di trovare la strada per portare la propria musica e il proprio messaggio al più largo pubblico possibile”.

Se queste sono le premesse, attendiamo con ansia l’album che premierà, a ragione, i loro sforzi. Angela Mingoni



 
Room Of Insole Shoes Band

Room Of Insole Shoes

 
Ancora oggi, il genere British-rock continua incessantemente a scolpire i suoni e le identità di innumerevoli gruppi “younger” che tendono a sviluppare queste idee musicali per la prima volta, in una specie di libro sonoro dentro il quale conservano l’intero patrimonio storico scritto sul pentagramma. Occorre quindi, innestare una “marcia in più” per segnalare l’identità del gruppo : non è sufficiente ripercorrere, a veloci passi indietro, i fraseggi e le invenzioni dei Cure, Radiohead, U2, Lennox, Bowie & Co, né tantomeno le atmosfere e le dinamiche dei Duran Duran, Spandau Ballet, Japan, Visage, Brian Ferry & Roxy Music. A tirare su di giri il motore dei Room of Insole Shoes ci pensano le convergenze del loro progetto comune : ricercare i suoni originali dei gruppi British-pop attraverso composizioni ed alternanze sonore, per poi riversarle in un grande ambiente musicale unico, denso di proiezioni ottenute dalla voce di Fabio Rodio, dalle chitarre di Massimiliano Curti e Carlo Bozzo, dal basso di Domenico Bozzo e dalla batteria di Silverio Curti. Un po’ come una storia raccontata in un film d’autore : il deja-vu ricorre sempre ad ogni ascolto, ma ogni volta in modo nuovo, sorprendente e con novità appena sfornate in uno studio di registrazione. L’EP autoprodotto di tre brani, Wandering Cloud, è esattamente questo. E’ un mini-album trascinante, pieno di ritmiche basate sull’alternanza delle parti lente e quelle veloci. Si entra in punta di piedi, senza riferimenti e senza coordinate, e si esce camminando sulle mani sicuri di essere stati suggestionati dalle linee ritmiche tracciate dai cinque ragazzi nella “nostra” tavola dei 10 comandamenti musicali. Con il supporto di Miriam Curti alla voce, Ileana Rende al violino, Tiziano Sposato alla chitarra e l’audio di Giuseppe Medaglia, si affrontano il sound elegante di un blues ben ritmato ( Wandering Cloud ), i cori intrecciati con le note di una chitarra inizialmente acustica ma poi rhythm’n’blues ( Two ) ed infine l’atmosfera new-romantic, dalle gradevoli sonorità synthpop di tendenza ( Dirty Life ). Tre capitoli di anteprima, questi, bene scritti e bene interpretati che fanno parte del lavoro completo di 12 brani, Alarm, previsto per la pubblicazione nel Marzo 2013.             By Microbass
 
 
 
 
 
 
https://www.facebook.com/pages/room-of-insole-shoes/295615721570?fref=ts
 
 

Tutte le bands emergenti interessate a veder pubblicate recensioni ed eventi sul nostro blog possono scrivere ed inviare il loro materiale (audio,video,foto,bio e links) all’indirizzo  antipop.project@gmail.com e verrete inseriti su Ti Emo!!

 
 
 
 


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