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Post rock con influenze progressive e psychedelic per un concept album diviso in tre atti che racconta, attraverso musica e dialoghi, il viaggio di un uomo in bilico tra passione e conoscenza verso l’isola di Rebis.

Genere: post rock/progressive/psychedelic

Label: Orange Park Records

Distribuzione digitale: Believe

Streaming

https://open.spotify.com/artist/2bA5BtM2EiK7JqbRjsWNaW

https://soundcloud.com/bridgendproject/sets/rebis/s-hPXkC

Bridgend è un gruppo post rock con influenze progressive e psychedelic. Il progetto prende il nome dall’omonima cittadina gallese dove il chitarrista e fondatore della band, Andrea Zacchia, era impegnato a comporre e incidere le prime preproduzioni di quello che sarebbe in seguito diventato il concept album Rebis.

Proveniente dalla scena rock underground di Roma, Andrea è stato fortemente ispirato nella composizione e nella scrittura da band rock progressive degli anni ’70/’80, Marillion, Pink Floyd solo per citarne alcune. Con queste premesse Rebis non poteva che essere quindi un concept album, diviso in tre atti, nel quale i brani confluiscono l’uno nell’altro e attraverso i dialoghi tra i tre personaggi (curati dallo scrittore Lorenzo Polonio) viene raccontato il viaggio di un uomo, Rajas, verso l’isola di Rebis. Nel suo viaggio sarà accompagnato dal mentore, Sattva, e dal suo vecchio amico, Tamas, ai quali spesso chiederà aiuto per sciogliere i legami che lo trattengono a Ys, il suo mondo. A dare voce ai tre personaggi sono stati gli attori teatrali Roberto Bonfantini, Lodovico Zago e Gioele Barone.

Zacchia ha cercato di fondere il “wall of sound”, tipico delle formazioni post rock come Mogwai e Caspian, con quello più sognante e viaggiatore delle band psichedeliche anni ’70. Per ottenere questo risultato lo studio di registrazione scelto è stato il PoliStudio Recording di Roma, con le esperte mani dell’ingegnere del suono Andrea Saponara a lasciare la loro impronta sul sound generale dell’album. Durante le registrazioni, durate circa tre mesi, è stato fatto larghissimo uso di macchine analogiche, le riprese hanno previsto l’uso di microfoni ambientali affinché il disco avesse ampio respiro, spesso sfruttando proprio le riflessioni del suono sui vari materiali che componevano la sala di registrazione.

Il singolo scelto per presentare l’album è la traccia Zain, di cui è disponibile il video su YouTube. Un crescendo in stile post rock con chitarre ossessionanti che si fondono a synth solenni per accompagnare Rajas nelle fasi finali del suo onirico viaggio verso Rebis. Il video è stato realizzato da Michele Montini (Drop-c art) con la tecnica del “Compositing” utilizzando Adobe Photoshop cs6 e Adobe After Effect cc 2015.

Zain è il brano che rappresenta e riassume l’intero disco.” – afferma Zacchia – “Al suo interno racchiude i principali temi trattati nell’album, curiosità, stupore, superamento dei limiti.

Tour (in continuo aggiornamento)

07.04.2017 @ Io & Vince, Argenta (FE)

08.04.2017 @ Sagittario Live Pub, Montefredente (BO)

19.04.2017 @ Freakout, Bologna

Tracklist

Act I

01 Path to Ys

02 The Sunken Cathedral

03 Ys

04 Rendezvous

05 Rebis

06 Threshold

Act II

07 Tetracedron Planus Vacuus

08 Binah

09 Return to Ys

10 Zain

Act III

11 Black Sun

12 Archè

Biografia Bridgend è il nome del progetto post rock con influenze progressive e psichedeliche di Andrea Zacchia (chitarre e synth). Al progetto collaborano Lorenzo Sirani Fornasini (basso) e Denis Kokomani (batterie). In collaborazione con Orange Park Records realizzano “Rebis”, concept album da cui viene estratto nel 2017 il primo singolo “Zain”. Attualmente la band si sta preparando al tour che la vedrà impegnata sui palchi di tutta Italia.

Contatti

https://www.facebook.com/bridgendproject/

http://bridgend-project.com/

www.facebook.com/BlobAgency

Frank Lavorino 3396038451

 



Metamorfosi

Dal rock al jazz, la band laziale fonde le atmosfere più rarefatte della scena indipendente attuale a quelle sonorità più dense della tradizione rock stessa. Presentato ufficialmente dal vivo il 27 febbraio scorso nella suggestiva cornice del Museo Del Sottosuolo di Napoli, Chrysalis sarà sostenuto da una serie di date al Centro-Sud.

Genere: indie/rock 
Etichetta: Mauna Loa 
Distribuzione digitale: Believe

È disponibile su tutti i principali store e piattaforme digitali Chrysalis, nuovo disco delle Metamorfosi. Edito da Mauna Loa e distribuito da Believe, è il primo lavoro della band scritto in inglese. Un sound maturo, articolato e contaminato, un angolo di Mediterraneo che si affaccia sul panorama internazionale, esplorando i confini della scena indie/rock contemporanea.
 
La band laziale è reduce da un 2015 impegnato e ricco di soddisfazioni. Oltre ad aver aperto i concerti di artisti del calibro di Carmen Consoli e Max Gazzé, vincono il festival LazioWave aprendo il live dei Marlene Kuntz a Frosinone e si aggiudicano come migliori interpreti il premio Ugo Calise Festival ad Ischia (NA).
Con oltre 150 concerti in tutta Italia alle spalle (38 solo nel 2015), le Metamorfosi si apprestano ad aprire una nuova stagione live: dopo la presentazione ufficiale di Chrysalis il 27 febbraio scorso nella suggestiva cornice del Museo Del Sottosuolo di Napoli, faranno seguito le prime date a Roma e nelle province di Lazio e Campania. È in progetto un tour che toccherà i migliori club e festival della Penisola e che aprirà le strade verso il resto d’Europa.
Chrysalis rappresenta il momento di evoluzione, di cambiamento, di metamorfosi per l’appunto che sta coinvolgendo la band nell’ultimo anno. Testi e musiche dalle influenze più disparate: dal rock al jazz, fondendo le atmosfere più rarefatte della scena indipendente attuale a quelle sonorità più dense della tradizione rock
 
Prossimi concerti
12.3.2016 @ Freedom Cafè, Coreno Ausonio (FR)
13.03.2016 @ Jarmusch, Caserta
18.03.2016 @ Terra di Briganti, Castelforte (LT)
20.03.2016 @ Le Mura, Roma
24.03.2016 @ Magazzino, Formia (LT)
25.03.2016 @ Bar Cicerone, Arpino (FR)
16.04.2016 @ Les Maudits, Valmontone (RM)
Storico concerti – https://db.tt/xIFIR0PW
 
Metamorfosi sono:
Sarah D’Arienzo – voce
Tyron D’Arienzo – chitarra
Gianluca Manfredonia – batteria
Contatti

www.facebook.com/lemetamorfosi

www.metamorfosiband.com

www.blobagency.com

www.facebook.com/BlobAgency



Monolith

Secondo brano estratto dall’esordio della stoner band modenese che annuncia la lavorazione di un nuovo capitolo discografico.

Genere: rock, hard rock, grunge, stoner, acid rock

È disponibile su YouTube Overload, secondo singolo e videoclip estratto da Even More, album di debutto dei Monolith pubblicato lo scorso aprile per l’etichetta emiliana Hazy Music.

Uno stoner/grunge arrabbiato, sporcato da reminiscenze psichedeliche ed echi di musica etnica, caratterizzato da grande attenzione per testi e compattezza del suono.

Brano e video raccontano una piccola situazione di vita, che vorremmo lasciare celata per renderla di più libera interpretazione, attraverso una metafora– dichiara la band modenese – “Il tutto è rappresentato dalla sfera argentata che il protagonista del video brama e insegue. C’è un piccolo richiamo musicale”.

Overload è stato girato in un’officina metalmeccanica che è anche il posto di lavoro del cantante Andrea Marzoli: “E’ stato divertente vedere trasformato in un set un ambiente del genere. Le riprese iniziali sono in live audio e si può sentire una citazione musicale a una leggendaria e iconografica band dei 70s.”

Sonorità granitiche quelle dei Monolith, sicuramente influenzate dal movimento grunge dei 90s negli Stati Uniti (SoundgardenAlice in Chains, Pearl Jam) e da gruppi più moderni come Queens Of The Stone Age e Wolfmother. Tra gli artisti di riferimento in ambito nazionale spiccano senz’altro i Marlene Kuntz mentre per quanto riguarda il british sound, la band si schiera decisamente dalla parte dei Beatles.

Novità interessanti all’orizzonte per la band emiliana: “Chiuderemo un anno di Even More in Aprile e sicuramente inizieremo la stesura di un nuovo disco”.

Suonerà ancora più monolitico? Non resta che aspettare..

Overload Video Credits – Regia: Marco Pattarozzi e Edoardo Giacomelli della Sick Pine Video https://www.facebook.com/sickpine

Bio Nati a Settembre 2013 da un’idea di Andrea Marzoli, chitarra e voce, e Massimiliano Codeluppi, chitarra, che con Riccardo Cocetti, ex batterista del gruppo indie “The Villains”, ed Enrico Busi compongono il quartetto ufficiale. A Marzo 2013 esce il loro primo EP di tre tracce Louder, registrato e mixato al Ghee Studio di Bologna. In seguito proseguiranno tutto il 2014 con un’intensa attività live. In estate vincono il Premio Augusto Daolio 2014. Il 22 Febbraio 2015 sono ospiti al Nomadincotro. Il 4 Aprile 2015 esce il primo Full Lenght ufficiale Even More presentato al Mattatoio Culture Club di Carpi. Registrato e mixato dal produttore e musicista bolognese Marco Bertoni (Motel Connection, Maccaroni Circus), con la collaborazione in fase di arrangiamento di Arcangelo Cavazzuti (Modena City Ramblers) masterizzato da Filippo Cimatti (Bones UK) e prodotto da Hazy Music di Davide Ravera. Proseguiranno il 2015 con un intensa attività live. Il 29 Febbraio 2016 è in uscita il video di Overload, singolo estratto dal primo disco Even More. Attualmente in fase di stesura di una nuova opera.

Contatti

https://www.facebook.com/MonolithRock

http://monolithrock.tumblr.com/

Contatto Stampa

Ufficio Stampa Blob Agency Bologna

Frank Lavorino 3396038451

antipop.project@gmail.com



OTTODIX

Il 10 novembre esce “Chimera”, quinto capitolo discografico della creatura musicale di Alessandro Zannier.

Un concept sulla fine delle utopie del XX Secolo, un progetto che comprende anche 10 mostre itineranti e un cortometraggio.

Ascolta “Chimera” in streaming su Rockerilla

Esce il 10 novembre per Discipline Records “Chimera“, il quinto album in studio per Ottodix, pseudonimo dietro il quale si cela l’eclettico artista trevigianoAlessandro Zannier. Il concept su cui si basa il disco è la fine delle utopie e delle ideologie del XX secolo. Un album “Post”, un ibrido sonoro tra elettronica, future-pop e sperimentazione. Un disco massimalista, opulento, ricco negli arrangiamenti da grande orchestra con cori epici, un certo gusto retrò per i suoni tipici dei primi del ’900, sapientemente mescolati all’elettronica, alle chitarre elettriche e a sonorità pop di tendenza.

In “Chimera” troviamo una critica all’indole forcaiola da Fahrehneit 451 che si respira tra troppa gente corresponsabile della “grande crisi” e scopriamo al suo interno rimandi ai Beatles di S.gt Pepper’s, al surrealismo inglese degli anni ’60-’70, ma anche una critica alla cultura sensazionalista odierna, con toni e immagini alla Montypython e scenari surreali cari a Magritte.

Chimera: Le mostre e il cortometraggio.
“Chimera” non è solo un disco, ma un progetto più ampio che comprende una serie di mostre itineranti: 10 installazioni inedite in 10 città diverse in cui presentare altrettante rappresentazioni di utopie fallite, mostri e zavorre generate dal ’900. Dopo Treviso, Marsiglia, Venezia, Berlino Pechino (in occasione della Biennale Cina-Italia), dal 21 novembre “Chimera” farà tappa a Verona. Prevista, inoltre, per la fine del 2014 la pubblicazione di un cortometraggio di 15 minuti circa, intitolato “Chimera“, in cui le suggestioni descritte nel disco e i mostri realizzati con le installazioni, saranno ulteriormente reinterpretati.

Live
On stage gli Ottodix sono Alessandro Zannier (voce, synth), Mauro Dix Franceschini (synth, batterie elettroniche) e Antonio Massari (chitarre). Il Chimera Tour 2014/2015 sarà arricchito da una forte componente visual a cura di Vittorio De Marin. Di seguito le prime date del Tour (in costante aggiornamento):

08.11.2014 – Milano, Arci Ohibò: Ottodix full live set + Starcontrol. Release album party.
10.11.2014 – Release album “Chimera”
21.11.2014 – Verona, ArtAntide: Chimera 6 – inaugurazione personale d’arte A. Zannier + short live set
22.11.2014 – Villorba (TV), Librerie Lovat: showcase live + presentazione album
06.12.2014 – Mestre (VE), Palaplip: Venice Jam Fest
12.12.2014 – Trieste, D-Sotto; Ottodix full live set
30.01.2015 – Acqui Terme (AL), Bardante: Ottodix full live set
31.01.2015 – Milano, Voice club: Ottodix full live set
06.02.2015 – Treviso, Eden Cafè: showcase live
28.02.2015 – Bologna, Freakout: Chimera night

Link:
http://www.ottodix.it/
http://www.alessandrozannier.com/
https://www.facebook.com/officialottodix
http://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Zannier

Per materiale stampa, ulteriori info, interviste e invio di dischi fisici:

press@sferacubica.it

Guarda il Teaser del primo singolo “Post”



I Lachaise, gothic rock/metal da Venezia

A cura di Andrea Galuzzi

Hola Rockers!! Riapro la mia personale stagione di recensioni con un dito rotto (scontro rugbistico) e una band che fin dal primo ascolto mi ha catturato come pochi gruppi ultimamente, e non solo a livello underground. (essendo poi io un amante del Gotico ci sono “propriamente” andato a nozze…)

Sto parlando dei Lachaise e voglio puntualizzare che per me è un onore fare una recensione su una band di questa caratura. I ragazzi non sono andati a sfondare porte nuove per la musica “made in Italy”, come mi era capitato di dire in altre recensioni, ma l’hanno fatto in un modo eccelso e con una credibilità e coerenza musicali di levatura internazionale. Il Fenomeno (non a caso con la F maiuscola) Lachaise credo abbia le potenzialità (a meno che non l’abbia già fatto a mia insaputa…) di sbaragliare la concorrenza e di acquisire il monopolio del genere in Italia e di dire la propria anche all’estero. Ma adesso mi costringerò a mettere da parte il mio entusiasmo fanciullesco per cercare di fornirvi una fredda e quanto più possibile puntuale idea del Sound dei Lachaise. (non ci riuscirò mai…)

Il Gothic Metal di questa band ha tutto ciò che serve, a partire da quelle che cito sempre e che amo chiamare “atmosfere”: manco a dirlo le atmosfere trasmesse da questi ragazzi sono gotiche quindi, per chi non dovesse essere un conoscitore del genere, ricche di quella meravigliosa e lugubre inquietudine che compone la vera anima di questo sound. I Lachaise sono riusciti ad esprimerle al meglio: con la consueta parte orchestrale che rende meravigliosamente ampia e aulica la percezione della canzone e dando al sound quel carattere drammatico e teatrale che li caratterizza decisamente; una base ritmica scandita e decisa che ne definisce il tumultuoso e grintoso incedere. La batteria ha un’efficacia davvero notevole all’interno del gruppo, lenta, controllata e maestosa, come i ritocchi delle campane a morto, sempre al posto giusto nel momento giusto. Fino a questo momento abbiamo elencato i motivi per cui questi Lachaise sono già una fottuta Gothic Band di altissimo livello, adesso mi concentrerò su due punti che danno la definitiva impronta allo stile di questo gruppo veneto.

I Lachaise, band gothic/rock, recensiti su Ti Emo.

Partiamo dalla chitarra, che nelle fasi ritmiche esegue il suo compito da cattivona alla perfezione: distorsione tosta e scansione ritmica funerea. Impeccabile. Ma ci sono momenti in cui mostra un lato diverso di sè, un lato molto progressive, e in attimi di follia (assolutissimamente positiva) si lancia in assoli alla Petrucciani (Dream Theater) che mi hanno fatto venire la pelle d’oca dal gusto con cui sono stati composti( e da chitarrista, non posso che trasmettere tutta la mia ammirazione ). In secondo luogo, vada a quel paese il mio proposito di essere freddo e obiettivo, hanno una cantante che è un qualcosa di davvero meraviglioso. Questa signorina infatti ha una voce che potrebbe tranquillamente alzarsi e andare a dare il cinque alle “dee” Amy Lee e Tarja Turunen, perché lo spessore è quello e non ho paura di essere fulminato dall’alto con questa affermazione. Infatti il suo “strumento” è calato pienamente nel genere, con quell’impostazione lirica che arricchisce il tutto e con momenti di vanità virtuosa che rendono il risultato finale Arte.

In definitiva mi inchino a questi signori e non posso far altro che consigliare loro di continuare a spaccare i culi come stanno già facendo e “ai miei 25 lettori” (cit) di correre ad ascoltare i Lachaise e comprare i loro album, come sto per fare io, perché un gruppo così va assolutamente supportato. Chiudo la mia prima recensione stagionale con un abbraccio a questi ragazzi che portano avanti la buona musica e a chiunque condivida con loro questo intento. Dal vostro Andrea Galuzzi, Passo e Chiudo.

                                                                                        Keep On Rocking

http://www.laschaiseband.com/

https://www.facebook.com/lachaiseband

http://www.youtube.com/user/lachaiseband/videos

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{maggio 13, 2013}   Esperia – ” Mosè “

A cura di Nana Arima

Come si legge nelle grandi marche commerciali: SINCE 1995, ovvero l’anno in cui il cantante Andrea Rossi ed il batterista Mirko Lucarelli decidono di realizzare il loro sogno rockettaro al fine di regalare al pubblico una piccola isola musicale in cui rifugiarsi, lontano dal grigiore e dalla monotonia quotidiana. A questo progetto si aggiungono infine il chitarrista Andrea Marchetti ed il bassista Francesco Ripanti. Nascono così gli Esperia.

La prima demo autoprodotta (BUSTER) prende forma nel 2004, un album di sei brani in italiano completamente inediti, a cui nel 2010 segue “L’ODORE DI VITA”, altre 11 tracce inedite, per arrivare poi all’ultimo lavoro targato appunto 2013: “MOSE’”. 

La vita degli Esperia però non si ferma in sala prove ma si alterna al palco e dietro la cinepresa, nel 2005 infatti registrano il videoclip del singolo “TUTTO IN UN ATTIMO” girato da un grafico emergente e passato in varie reti come RAI3, MAGIC TV, CINQUESTELLE ed ITALIA1. Dopo un anno esce anche quello di “L’ODORE DI VITA” (anch’esso passato su RAI3), la cui regia stavolta è affidata ad un altro emergente, Andrea Pigrucci. Non mancano partecipazioni come quella alla fase finale di Sanremo Rock 2003, al Roxy Bar di Red Ronnie nel 2004 e 30 Ore per la vita al teatro sperimentale di Pesaro insieme al vincitore di XFACTOR Matteo Beccucci. Senza dimenticare le finali regionali di Rock Targato Italia nel 2002 e quelle dell’Arezzo Wave nel 2006 e tutti i più importanti festival del centro italia. Nel 2010 inoltre raggiungono le finali del contest “Anime di Carta” al Jailbreack di Roma ed il primo posto al programma televisivo “Emergenti” della rete DTV.

Uscito quest’anno, Mosè è un EP di quattro tracce, ascoltabile sia sul loro profilo di Reverbnation ( http://www.reverbnation.com/esperia ) ed acquistabile sul loro sito ufficiale (http://www.esperiaonline.it/ ). 

Io devo confessarlo, ho amato questo Ep fin dal primo ascolto. Sound riconoscibilissimo per l’entrate delle chitarre e l’uso dell’armonica che a mio avviso rende tutto più suggestivo. Ho amato l’energia e la profonda verità di “TUTTO IN UN ATTIMO” che contrasta la delicatezza della versione acustica di “LUCI RIFLESSE” (che io preferisco alla versione rock ma è solo un gusto personale), ma mi sono lasciata trascinare anche dalle canzoni “vecchie” , impossibili da trascurare (sempre ascoltabili su Reverbnation), come ANIMA NUDA, IL RE DEL NULLA, GUARDAMI, NEI TUOI OCCHI ed INCONTRO IL DESTINO DI NUOVO

Rock sanguigno misto che si incrociano a musiche, testi e sentimenti profondi… da ascoltare assolutamente!!! 

https://www.facebook.com/pages/Esperia-pagina-ufficiale/143257815755575



{aprile 9, 2013}   Malatja – “Stracciacore”

A cura di John Tag

I Malatja sono un trio di Salerno con Paolo Sessa alla voce e chitarra , Camillo Mascolo alla batteria e Daniela De Martino al basso.

Io amo definire questo gruppo come una “Rock Band” e non “Punk Band”, come forse si autodefiniscono e, comunque, come spesso vengono definiti in articoli e riviste del settore. A 4 anni dall’album “48”, eccoli nuovamente con il loro ultimo disco“Stracciacore”, uscito con etichetta Diavoletto netlabel e distribuito da Good Fellas. In “Stracciacore”, un album dalle tinte forti, esprimono la loro energia con un Rock aggressivo, potente, incalzante.

Nel loro suono granitico sento, inoltre, lo scorrere di una vitalità espressiva notevole, ispirata all’Acid Rock anni 70, all’Hard anni 80, ma anche al Grunge più violento e meno intimista degli anni 90 e da gruppi come King’s X, Soundgarden, Liquid Jesus, Stone Temple Pilot, e Jane’s Addiction.

Sono chiare anche le sonorità tipiche dello Stoner con basso incisivo, una chitarra distorta ritmica e a tratti cupa e con riff che a volte tendono a diventare plumbei, ma che improvvisamente scorrono veloci e lancinanti, tipicamente Heavy, una batteria sempre in primo piano, con una ritmica che potremmo definire “ariosa” “ben tirata” e dal “passo” incalzante ma non ossessivo. In effetti in Stracciacore non riesco a sentire del Punk, ma avverto una musica complessa e curata. Sicuramente il Punk e nel loro spirito, ma non più nel loro modo di fare musica e sarebbe alquanto riduttivo continuarli a definirli solamente “Punk Band”. Tra i 9 brani che compongono il disco mi sento di segnalare:

Back To Hell (torna all’inferno), dove un Rock aggressivo ben si sposa con la musicalità della lingua partenopea e con un testo assolutamente crudo e reale. Inoltre, a 2,10 minuti dall’inizio del brano possiamo ascoltare un bell’assolo di chitarra di una ventina di secondi che riecheggia il modo di suonare del grande David Gilmour. Dint’ E Man’ in cui è inserito nella parte finale del brano, in un cammeo che impreziosisce non solo il contenuto musicale del disco, il discorso del 1975 sul genocidio culturale del grande e mai dimenticato Pier Paolo Pasolini. Nun Sia Maje Dio, brano potente, tirato, classicamente Hard & Heavy, in cui viene sottolineata la difficoltà di vivere dignitosamente in un mondo corrotto ed omertoso. ‘O Sens’ D’o Pudore, Il sogno di libertà dato da un lunghissimo viaggio verso un mare che non arriva mai. Spin’ ‘E Pesce, La rivoluzione di un popolo stanco ed affamato che insorge e, come una “spina di pesce”, ferisce e soffoca i potenti dall’interno, Il brano è tipicamente Hard e tirato e qui i Malatja si avvalgono della collaborazione dei Low Fi. Sott’ ‘O Balcone, bella, musicale, sognate, in cui piacevolmente possiamo ascoltare le chitarre di Giuseppe Fontanella dei “24 grana”. Belli anche da vedere i loro due Video ‘O Sens’ D’o Pudore e non sia maje Dio.

In conclusione: Long Live Rock and Roll” e questo grazie anche ai Malatja.

http://www.malatja.com/

https://www.facebook.com/pages/Malatja/159929427404074?fref=ts

 



{marzo 15, 2013}   The Dowsers – The Last Call

the dowsers band

Cosa puoi dire ad un gruppo che non solo si esibisce nel proprio Paese, ma che ha già valicato i confini italici per approdare nei locali londinesi? Di certo nulla di troppo sconveniente, ci si può solo limitare a raccontare. Basta partire dalla cosa più semplice: il nome. The Dowsers sono i rabdomanti, quelli alla continua ricerca dell’acqua, fonte di vita per l’uomo.

di Miss  Angela Mingoni

La ricerca, quindi, diventa fondamentale nello stile di questo gruppo, che negli anni ha subìto una vera evoluzione, cercando di carpire i segreti dell’elettronica per applicarla alla loro musica; il risultato è The Last Call, Ep di sole tre tracce che sintetizza nel migliore dei modi la loro essenza. Ciò che accomuna “What they will say” e “A melodious song” è la sottile somiglianza allo stile Depeche Mode, uno dei maggiori gruppi internazionali, famosissimi e spericolati, persino al giorno d’oggi, con alle spalle una corriera longeva che fonda le sue radici negli anni ’80. La voce è calda e avvolgente, senza sbavature o imperfezioni di pronuncia, particolare essenziale se si sceglie l’inglese come lingua di rappresentanza.

I sintetizzatori la fanno da padrona e “storpiano” le basi fino a farle diventare ballabili e orecchiabili, fino a fartele entrare in testa quasi a forza. “A melodious song”, inoltre, sembra avvicinarsi molto al genere della ballad perché è delicata e tenera ma senza annoiare.Porta con se un carico di dolcezza che ti convince a sorridere qualsiasi sia il momento in cui la ascolti. Ti scalda lo spirito. Ti commuove.Ma il progetto The Dowsers è anche rock e allora ecco le chitarre, potentissime e suonate con grande capacità. Non sovrastano mai il cantato ma danno quella spinta in più che completa in grande stile i tre pezzi.

Ultima canzone, anche se in ordine sarebbe la prima, è “The last call”. Siamo sempre lì, sono bravi, sono ottimi musicisti, si sforzano di essere diversi e ci riescono. Il basso, la voce, la batteria, tutto è perfettamente sincronizzato e unito fino a creare un impasto così piacevole che ascolti il pezzo ripetutamente e non trovi nessun difetto, nessuna sbavatura. Si capisce dalle prime note che i ragazzi milanesi hanno stoffa e di quella pregiata. Sicuramente il merito va ai numerosi live a cui hanno dato vita nell’hinterland nordico e alle performance in terra straniera, che hanno permesso loro di affinare al meglio le loro tecniche e di “rubare” qualche idea, qualche mood agli amici anglosassoni.

L’elettro-rock non è sicuramente un genere di punta qui in Italia, poco se ne parla e ancora meno se ne sente. Il coraggio di un gruppo sta nell’uscire dagli schemi per proporre qualcosa che sia assolutamente nuovo. The Dowsers ci possono riuscire con testardaggine e perseveranza, tanto che “la band ha l’obbiettivo per il prossimo futuro accanto alla continua attività creativa, di raddoppiare gli spettacoli dal vivo in Italia e all’estero e di trovare la strada per portare la propria musica e il proprio messaggio al più largo pubblico possibile”.

Se queste sono le premesse, attendiamo con ansia l’album che premierà, a ragione, i loro sforzi. Angela Mingoni



et cetera
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