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Monolith

Secondo brano estratto dall’esordio della stoner band modenese che annuncia la lavorazione di un nuovo capitolo discografico.

Genere: rock, hard rock, grunge, stoner, acid rock

È disponibile su YouTube Overload, secondo singolo e videoclip estratto da Even More, album di debutto dei Monolith pubblicato lo scorso aprile per l’etichetta emiliana Hazy Music.

Uno stoner/grunge arrabbiato, sporcato da reminiscenze psichedeliche ed echi di musica etnica, caratterizzato da grande attenzione per testi e compattezza del suono.

Brano e video raccontano una piccola situazione di vita, che vorremmo lasciare celata per renderla di più libera interpretazione, attraverso una metafora– dichiara la band modenese – “Il tutto è rappresentato dalla sfera argentata che il protagonista del video brama e insegue. C’è un piccolo richiamo musicale”.

Overload è stato girato in un’officina metalmeccanica che è anche il posto di lavoro del cantante Andrea Marzoli: “E’ stato divertente vedere trasformato in un set un ambiente del genere. Le riprese iniziali sono in live audio e si può sentire una citazione musicale a una leggendaria e iconografica band dei 70s.”

Sonorità granitiche quelle dei Monolith, sicuramente influenzate dal movimento grunge dei 90s negli Stati Uniti (SoundgardenAlice in Chains, Pearl Jam) e da gruppi più moderni come Queens Of The Stone Age e Wolfmother. Tra gli artisti di riferimento in ambito nazionale spiccano senz’altro i Marlene Kuntz mentre per quanto riguarda il british sound, la band si schiera decisamente dalla parte dei Beatles.

Novità interessanti all’orizzonte per la band emiliana: “Chiuderemo un anno di Even More in Aprile e sicuramente inizieremo la stesura di un nuovo disco”.

Suonerà ancora più monolitico? Non resta che aspettare..

Overload Video Credits – Regia: Marco Pattarozzi e Edoardo Giacomelli della Sick Pine Video https://www.facebook.com/sickpine

Bio Nati a Settembre 2013 da un’idea di Andrea Marzoli, chitarra e voce, e Massimiliano Codeluppi, chitarra, che con Riccardo Cocetti, ex batterista del gruppo indie “The Villains”, ed Enrico Busi compongono il quartetto ufficiale. A Marzo 2013 esce il loro primo EP di tre tracce Louder, registrato e mixato al Ghee Studio di Bologna. In seguito proseguiranno tutto il 2014 con un’intensa attività live. In estate vincono il Premio Augusto Daolio 2014. Il 22 Febbraio 2015 sono ospiti al Nomadincotro. Il 4 Aprile 2015 esce il primo Full Lenght ufficiale Even More presentato al Mattatoio Culture Club di Carpi. Registrato e mixato dal produttore e musicista bolognese Marco Bertoni (Motel Connection, Maccaroni Circus), con la collaborazione in fase di arrangiamento di Arcangelo Cavazzuti (Modena City Ramblers) masterizzato da Filippo Cimatti (Bones UK) e prodotto da Hazy Music di Davide Ravera. Proseguiranno il 2015 con un intensa attività live. Il 29 Febbraio 2016 è in uscita il video di Overload, singolo estratto dal primo disco Even More. Attualmente in fase di stesura di una nuova opera.

Contatti

https://www.facebook.com/MonolithRock

http://monolithrock.tumblr.com/

Contatto Stampa

Ufficio Stampa Blob Agency Bologna

Frank Lavorino 3396038451

antipop.project@gmail.com

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Blood Orange – Cupid Deluxe (Domino)

Potrebbe anche essere che i lustrini dell’errebì non siano la vostra cup of tea, ma non dareste cinquanta minuti del vostro tempo a Cupid Deluxe sapendo che il tizio in questione è l’araldo della new black music e potrebbe ambire al trono del fu Prince? Blood Orange ci ha donato uno dei dischi dell’anno 2013, compreso tra soul, funk sintetico ed old-school ed il secondo album di Dev Hynes (Coastal Grooves è del 2011) non ha certo bisogno di ulteriore retorica per convincervi di quanto sarà importante nelle sorti di questo genere.

Certo che stupisce che dopo aver militato agli inizi della sua carriera nella formazione dance-punk dei Test Icicles, l’uomo nero che si celava dietro Lightspeed Champion era sempre Dev. Chi ha memoria ‘indie’ ricorderà che l’inglese trasferitosi in America pubblicò un paio di albums per Domino Records circondato anche da bella gente del giro Bright Eyes.

All’epoca Lightspeed Champion non me lo filai di striscio poiché non mi colpì affatto; il cantautorato indie-folk del tempo aveva ben altri numeri da esibire ed io non ho mai avuto nessun ripensamento né senso di colpa per questo. Questo fa sì che (ri)scoprire oggi questo artista su un terreno musicale più distante sia ancora più interessante. E non vi sembri moralismo ma a volte (e sottolineo ‘a volte’) ambizione, volontà e duro lavoro premiano e Blood Orange lo merita.

Guardi il video di Time Will Tell e ti sembra di assistere ad una scena tratta dalle prime stagioni di Saranno Famosi. Dev non è questo gran ballerino ma la sua mancanza di vergogna nel lasciare il pianoforte per andare allo specchio e ‘muoversi’ come se fosse da solo, noncurante delle centinaia di migliaia di visualizzazioni su youtube, non può non conquistarvi. Scavalcando quella linea impercettibile tra goffaggine ed ingenuità egli ci lascia intravedere candido l’ombra lunga di un Michael Jackson in stadio larvale.

D’accordo che il music-biz a volte ci irretisce con disegni poco chiari e segnali contraddittori ma c’è anche il video di Chamakay in cui Dev va a Georgetown in Guyana per incontrare per la prima volta il nonno materno di 92 anni ed una tale spontaneità – immaginate il contesto di povertà – fa di lui un personaggio indubbiamente intrigante. E non stiamo ancora parlando di musica; Cupid Deluxe è un disco molto morbido e seducente come annunciato dai primi rintocchi esotici di Chamakay o dalle note jazzate e celestiali di Chosen.

C’è anche l’hip-hop di Clipped On e di High Street che pur senza essere sperimentale si distacca dalle usuale iconografia che lo rappresenta, ma sono le sicure hit come la già citata Time Will Tell, la contagiosa You’re Not Good Enough, il funk di Uncle Ace, molto eighties con i suoi inserti di sax e dal finale shuffle ad indurre al play compulsivo.
E cosa resta di quel passato indie rock? La collaborazione di David Longstreth dei Dirty Projectors forse? la copertina ambigua come quella di una band noise nwyorkese o la cover di I Can Only Disappont U dei Mansun qui ribattezzata Always Let U Down?

Non lo so, ma soprattutto chi se ne frega: Blood Orange è l’icona pop per il 2013 o almeno io la mia l’ho sicuramente trovata.

Recensito per Freak Out Magazine a questo link: http://goo.gl/3Vyieh

http://giuliozine.wordpress.com/2014/01/13/blood-orange-ce-vita-dopo-neverland/

http://giuliozine.wordpress.com



Il cantautore calabrese Fabio Magi, all'esordio con l'ep

A cura di Oliver Ax

Ci sono persone nel mondo che assorbono le emozioni come spugne intrise d’acqua, ma proprio come quest’ultime, prima o poi, tali persone hanno bisogno di essere spremute. Così Fabio Magi ha spremuto il suo cuore raccogliendo il succo delle esperienze vissute in un’ampolla che ha poi usato come inchiostro per scrivere il suo diario segreto: “Appunti d’amore.

Questo ep, frutto di varie collaborazioni tra Italia e United States e prodotto dalla Raighes Records di Roberto Diana (chitarrista, turnista e polistrumentista di caratutra internazionale), appare leggero e scanzonato anche nei momenti più tristi, grazie ad un atteggiamento falsamente distaccato da parte del cantautore calabrese. Quando Magi è contento si sente, la musica vola e le parole fluiscono senza ostacoli dai timpani all’anima. Quando invece le cose non vanno bene, le parole scritte prendono una posizione decisa, mostrandosi forti e razionali, quasi distaccate appunto, ma nell’armonia e nella vibrazione della voce è tutto decisamente diverso: Fabio sta soffrendo come un cane. Vorrebbe che le protagoniste dei suoi racconti capissero quello che lui nasconde nelle parole, lo fa volontariamente di mimetizzare quello che prova davvero nel profondo, solo per vedere se loro saranno poi in grado di comprendere ciò che gli hanno fatto. Ma alla fine non accade nulla e l’unica cosa che si può e si deve fare è passare ad un’altra canzone. La vita continua e merita di essere vissuta perché dietro ad ogni angolo ci può essere “Una nuova canzone d’amore” ad attenderci.

La copertina dell'ep "Appunti d'amore"

Musicalmente vivo e pulsante di sentimenti, questo album accarezza l’ascoltatore con la semplicità di un cuore sincero e per questo risulta apprezzabile. La struttura delle canzoni e la concordanza di suoni si muovono talvolta sinuose, riportando alla mente uno stile che ricorda quacosa di Vasco Rossi. La voce roca e piena di armoniche di Magi rivaleggia con quella di altri cantautori italiani quali il vecchio Luciano (Ligabue) e, appunto, l’intramontabile Vasco. Ma ciò non toglie nulla all’originalità del personaggio. Fabio Magi non è solo un artista, un catalizzatore di sentimenti, ma è principalmente un uomo, un uomo sensibile che accumula in sè tutto ciò che di poetico lo sfiora per poi gettarlo con foga e passione su pagine e pagine scritte col cuore, pagine che ora non sono più nascoste in una valigia o in un cassetto, ma che escono e corrono nell’etere, cantando quella felicità che non esisterebbe senza il dolore che talvolta sembra sopraffarci.

http://www.fabiomagi.com/

https://soundcloud.com/fabio-magi

https://www.facebook.com/pages/Fabio-Magi/450872171660277?ref=ts&fref=ts



I Lachaise, gothic rock/metal da Venezia

A cura di Andrea Galuzzi

Hola Rockers!! Riapro la mia personale stagione di recensioni con un dito rotto (scontro rugbistico) e una band che fin dal primo ascolto mi ha catturato come pochi gruppi ultimamente, e non solo a livello underground. (essendo poi io un amante del Gotico ci sono “propriamente” andato a nozze…)

Sto parlando dei Lachaise e voglio puntualizzare che per me è un onore fare una recensione su una band di questa caratura. I ragazzi non sono andati a sfondare porte nuove per la musica “made in Italy”, come mi era capitato di dire in altre recensioni, ma l’hanno fatto in un modo eccelso e con una credibilità e coerenza musicali di levatura internazionale. Il Fenomeno (non a caso con la F maiuscola) Lachaise credo abbia le potenzialità (a meno che non l’abbia già fatto a mia insaputa…) di sbaragliare la concorrenza e di acquisire il monopolio del genere in Italia e di dire la propria anche all’estero. Ma adesso mi costringerò a mettere da parte il mio entusiasmo fanciullesco per cercare di fornirvi una fredda e quanto più possibile puntuale idea del Sound dei Lachaise. (non ci riuscirò mai…)

Il Gothic Metal di questa band ha tutto ciò che serve, a partire da quelle che cito sempre e che amo chiamare “atmosfere”: manco a dirlo le atmosfere trasmesse da questi ragazzi sono gotiche quindi, per chi non dovesse essere un conoscitore del genere, ricche di quella meravigliosa e lugubre inquietudine che compone la vera anima di questo sound. I Lachaise sono riusciti ad esprimerle al meglio: con la consueta parte orchestrale che rende meravigliosamente ampia e aulica la percezione della canzone e dando al sound quel carattere drammatico e teatrale che li caratterizza decisamente; una base ritmica scandita e decisa che ne definisce il tumultuoso e grintoso incedere. La batteria ha un’efficacia davvero notevole all’interno del gruppo, lenta, controllata e maestosa, come i ritocchi delle campane a morto, sempre al posto giusto nel momento giusto. Fino a questo momento abbiamo elencato i motivi per cui questi Lachaise sono già una fottuta Gothic Band di altissimo livello, adesso mi concentrerò su due punti che danno la definitiva impronta allo stile di questo gruppo veneto.

I Lachaise, band gothic/rock, recensiti su Ti Emo.

Partiamo dalla chitarra, che nelle fasi ritmiche esegue il suo compito da cattivona alla perfezione: distorsione tosta e scansione ritmica funerea. Impeccabile. Ma ci sono momenti in cui mostra un lato diverso di sè, un lato molto progressive, e in attimi di follia (assolutissimamente positiva) si lancia in assoli alla Petrucciani (Dream Theater) che mi hanno fatto venire la pelle d’oca dal gusto con cui sono stati composti( e da chitarrista, non posso che trasmettere tutta la mia ammirazione ). In secondo luogo, vada a quel paese il mio proposito di essere freddo e obiettivo, hanno una cantante che è un qualcosa di davvero meraviglioso. Questa signorina infatti ha una voce che potrebbe tranquillamente alzarsi e andare a dare il cinque alle “dee” Amy Lee e Tarja Turunen, perché lo spessore è quello e non ho paura di essere fulminato dall’alto con questa affermazione. Infatti il suo “strumento” è calato pienamente nel genere, con quell’impostazione lirica che arricchisce il tutto e con momenti di vanità virtuosa che rendono il risultato finale Arte.

In definitiva mi inchino a questi signori e non posso far altro che consigliare loro di continuare a spaccare i culi come stanno già facendo e “ai miei 25 lettori” (cit) di correre ad ascoltare i Lachaise e comprare i loro album, come sto per fare io, perché un gruppo così va assolutamente supportato. Chiudo la mia prima recensione stagionale con un abbraccio a questi ragazzi che portano avanti la buona musica e a chiunque condivida con loro questo intento. Dal vostro Andrea Galuzzi, Passo e Chiudo.

                                                                                        Keep On Rocking

http://www.laschaiseband.com/

https://www.facebook.com/lachaiseband

http://www.youtube.com/user/lachaiseband/videos

https://soundcloud.com/lachaise



{maggio 13, 2013}   Esperia – ” Mosè “

A cura di Nana Arima

Come si legge nelle grandi marche commerciali: SINCE 1995, ovvero l’anno in cui il cantante Andrea Rossi ed il batterista Mirko Lucarelli decidono di realizzare il loro sogno rockettaro al fine di regalare al pubblico una piccola isola musicale in cui rifugiarsi, lontano dal grigiore e dalla monotonia quotidiana. A questo progetto si aggiungono infine il chitarrista Andrea Marchetti ed il bassista Francesco Ripanti. Nascono così gli Esperia.

La prima demo autoprodotta (BUSTER) prende forma nel 2004, un album di sei brani in italiano completamente inediti, a cui nel 2010 segue “L’ODORE DI VITA”, altre 11 tracce inedite, per arrivare poi all’ultimo lavoro targato appunto 2013: “MOSE’”. 

La vita degli Esperia però non si ferma in sala prove ma si alterna al palco e dietro la cinepresa, nel 2005 infatti registrano il videoclip del singolo “TUTTO IN UN ATTIMO” girato da un grafico emergente e passato in varie reti come RAI3, MAGIC TV, CINQUESTELLE ed ITALIA1. Dopo un anno esce anche quello di “L’ODORE DI VITA” (anch’esso passato su RAI3), la cui regia stavolta è affidata ad un altro emergente, Andrea Pigrucci. Non mancano partecipazioni come quella alla fase finale di Sanremo Rock 2003, al Roxy Bar di Red Ronnie nel 2004 e 30 Ore per la vita al teatro sperimentale di Pesaro insieme al vincitore di XFACTOR Matteo Beccucci. Senza dimenticare le finali regionali di Rock Targato Italia nel 2002 e quelle dell’Arezzo Wave nel 2006 e tutti i più importanti festival del centro italia. Nel 2010 inoltre raggiungono le finali del contest “Anime di Carta” al Jailbreack di Roma ed il primo posto al programma televisivo “Emergenti” della rete DTV.

Uscito quest’anno, Mosè è un EP di quattro tracce, ascoltabile sia sul loro profilo di Reverbnation ( http://www.reverbnation.com/esperia ) ed acquistabile sul loro sito ufficiale (http://www.esperiaonline.it/ ). 

Io devo confessarlo, ho amato questo Ep fin dal primo ascolto. Sound riconoscibilissimo per l’entrate delle chitarre e l’uso dell’armonica che a mio avviso rende tutto più suggestivo. Ho amato l’energia e la profonda verità di “TUTTO IN UN ATTIMO” che contrasta la delicatezza della versione acustica di “LUCI RIFLESSE” (che io preferisco alla versione rock ma è solo un gusto personale), ma mi sono lasciata trascinare anche dalle canzoni “vecchie” , impossibili da trascurare (sempre ascoltabili su Reverbnation), come ANIMA NUDA, IL RE DEL NULLA, GUARDAMI, NEI TUOI OCCHI ed INCONTRO IL DESTINO DI NUOVO

Rock sanguigno misto che si incrociano a musiche, testi e sentimenti profondi… da ascoltare assolutamente!!! 

https://www.facebook.com/pages/Esperia-pagina-ufficiale/143257815755575



{aprile 9, 2013}   Malatja – “Stracciacore”

A cura di John Tag

I Malatja sono un trio di Salerno con Paolo Sessa alla voce e chitarra , Camillo Mascolo alla batteria e Daniela De Martino al basso.

Io amo definire questo gruppo come una “Rock Band” e non “Punk Band”, come forse si autodefiniscono e, comunque, come spesso vengono definiti in articoli e riviste del settore. A 4 anni dall’album “48”, eccoli nuovamente con il loro ultimo disco“Stracciacore”, uscito con etichetta Diavoletto netlabel e distribuito da Good Fellas. In “Stracciacore”, un album dalle tinte forti, esprimono la loro energia con un Rock aggressivo, potente, incalzante.

Nel loro suono granitico sento, inoltre, lo scorrere di una vitalità espressiva notevole, ispirata all’Acid Rock anni 70, all’Hard anni 80, ma anche al Grunge più violento e meno intimista degli anni 90 e da gruppi come King’s X, Soundgarden, Liquid Jesus, Stone Temple Pilot, e Jane’s Addiction.

Sono chiare anche le sonorità tipiche dello Stoner con basso incisivo, una chitarra distorta ritmica e a tratti cupa e con riff che a volte tendono a diventare plumbei, ma che improvvisamente scorrono veloci e lancinanti, tipicamente Heavy, una batteria sempre in primo piano, con una ritmica che potremmo definire “ariosa” “ben tirata” e dal “passo” incalzante ma non ossessivo. In effetti in Stracciacore non riesco a sentire del Punk, ma avverto una musica complessa e curata. Sicuramente il Punk e nel loro spirito, ma non più nel loro modo di fare musica e sarebbe alquanto riduttivo continuarli a definirli solamente “Punk Band”. Tra i 9 brani che compongono il disco mi sento di segnalare:

Back To Hell (torna all’inferno), dove un Rock aggressivo ben si sposa con la musicalità della lingua partenopea e con un testo assolutamente crudo e reale. Inoltre, a 2,10 minuti dall’inizio del brano possiamo ascoltare un bell’assolo di chitarra di una ventina di secondi che riecheggia il modo di suonare del grande David Gilmour. Dint’ E Man’ in cui è inserito nella parte finale del brano, in un cammeo che impreziosisce non solo il contenuto musicale del disco, il discorso del 1975 sul genocidio culturale del grande e mai dimenticato Pier Paolo Pasolini. Nun Sia Maje Dio, brano potente, tirato, classicamente Hard & Heavy, in cui viene sottolineata la difficoltà di vivere dignitosamente in un mondo corrotto ed omertoso. ‘O Sens’ D’o Pudore, Il sogno di libertà dato da un lunghissimo viaggio verso un mare che non arriva mai. Spin’ ‘E Pesce, La rivoluzione di un popolo stanco ed affamato che insorge e, come una “spina di pesce”, ferisce e soffoca i potenti dall’interno, Il brano è tipicamente Hard e tirato e qui i Malatja si avvalgono della collaborazione dei Low Fi. Sott’ ‘O Balcone, bella, musicale, sognate, in cui piacevolmente possiamo ascoltare le chitarre di Giuseppe Fontanella dei “24 grana”. Belli anche da vedere i loro due Video ‘O Sens’ D’o Pudore e non sia maje Dio.

In conclusione: Long Live Rock and Roll” e questo grazie anche ai Malatja.

http://www.malatja.com/

https://www.facebook.com/pages/Malatja/159929427404074?fref=ts

 



A cura di ssolvio

Dal cuore del cuore della Puglia, ovvero dal rione Libertà di Bari arriva il reggae strascinante dei Rhomanife, un gruppo storico della musica pugliese, sulla scena dal 1985. Come tengono a sottolineare non sono solo un gruppo ma piuttosto “un collettivo fatto di musicisti, cantanti, semplici amanti della musica: insomma una crew. Un laboratorio in continua progressione. Un gruppo di persone, amici, uomini e donne che da anni condividono il pane e le convinzioni, estremamente solidali al loro interno e sempre aperti all’esterno. Collegati alla rete dei sound system pugliesi, italiani ed internazionali che imperversano nella Penisola”. Effettivamente le produzioni uscite da questo laboratorio si sono fatte apprezzare con il precedente albumLove Songs” che conteneva due chicche come “Sciamaninne”, convincente elaborazione reggae del più famoso scioglilingua pugliese, e la splendida “No all’eroina” mirabile esempio di come il reggae possa supportare ottimi testi italiani.

Recentemente i Rhomanife hanno partecipato, con l’associazione Water Of Life al “Tour per la Fratellanza fra i Popoli 2012”, che ha toccato numerose città italiane ed europee. In quell’occasione sono stati presentati i pezzi del nuovo album “In The Sky”.

La band attualmente è formata da Gianni Somma voce e chitarra, Pino Di Taranto (che è anche presidente di Water Of Life) basso, Valeria Quarto voce, Filomena De Leo voce, Nicola Boccuzzi chitarra, Cosimo Lagioia tastiere, Francesco Bartoli batteria e Francesco Stea chitarra. Ho ascoltato tre tracce del loro “In The Sky”, reggae mistico, quasi preghiere e profezie dal classico andamento in levare, che invocano il ritorno di Gesù Cristo il Signore in questi tempi di grandi mutamenti etici e sociali, come recita la bella title track. Pray now“ è il pezzo che più mi è piaciuto musicalmente, ottimi arrangiamenti e controcanti, un reggae veramente trascinante. Sincero. Un inno all’amore e alla solidarietà nel nome “dell’Iddio Unico di Abramo”.

Jah” ricalca i temi ed il calore delle altre due tracce. Insomma questi pezzi riscaldano il cuore a prescindere dal credo religioso. Una musica gioiosa. Spero che nel disco ci siano anche pezzi in italiano in modo che il messaggio dei Rhomanife possa essere apprezzato da più persone, come già avvenuto con le canzoni dell’album precedente.

https://www.facebook.com/RHOMANIFE

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A cura di Microbass

Il moniker NO FRONTIERS ben si addice ad un gruppo di quattro ragazzi che, come accade per la stragrande maggioranza delle volte, nasce sui banchi del liceo visto che sono legati da una comune passione per la musica. La musica sì, ma quale, quale suonare ? Quella rock, quella punk-rock che poi, come in una sorta di metamorfosi sonora, finisce per ispirarsi alle principali bands simbolo dell’armata punk-revival rappresentata all’alba dei favolosi anni 2000 : gli apostrofi dei Blink-182, le arrampicate dei Green Day, i viaggi dei Sum 41, le corde dei Rancid e, per non essere da meno, anche le avventure degli Offspring. E così, tra un cambiamento di formazione e l’altro, tra una apparizione live ed un palco di Milano, pian piano prende forma una line-up attuale tale da scrivere sul pentagramma i primi brani inediti in lingua inglese. La storia continua, dopo il rilascio di ben 4 EP dal vivo, con la presentazione del singolo “Wien” , un prezioso anticipo dell’uscita di “Blowing the Dust Away”, un altro EP autoprodotto contenente 5 motivi inediti. Questo ultimo lavoro, registrato a Milano ( 432 Hz Studio ), propone 16 minuti e 15 secondi di composizioni salomonicamente divisi tra Alessandro Canegallo ( guitar & voice ), Riccardo May ( guitar & voice ), Giacomo Gatti ( bass ) e Daniele Canegallo ( drum ). Intro d’impatto e robusto per “Sky On Ashes” : abbassate i decibel che escono dall’amplificatore finale del vostro impianto, please, e fate anche molta attenzione alle escursione dei coni della casse …L’intro ed il finale di “Get Rid Of It“, scandito dal ritmo preciso del basso, fanno da cappello e da coda al gioioso rockabilly che ci fa battere il tempo con il piede. E nel bel mezzo del brano, come una sorpresa tirata fuori dalla scatola, ecco che ti spunta un breve ma prezioso riff scalato di chitarra. Quel poco che basta per riallacciare il tema cantato. In “Ask the 8-Ball” le tonalità corali del basso, intrecciate con l’arpeggio a due chitarre, introducono esattamente le note che ci aspettiamo dalla voce, non una in più e non una in meno. Il gioco immaginario continua, e la giostra musicale non interrompe il suo vortice. Il ritmo, quindi, diventa sempre più serrato, sempre più veloce di battuta in battuta : “Worth Not Enough”, con la batteria in netta evidenza, assume le fattezze di una cavalcata. Per poi concludersi, come naturale, nelle ripide sequenze ritmiche di “The Final Shot”. Il giro del mondo, almeno quello immaginario, è stato così compiuto. Senza passare, inoltre, da una frontiera all’altra. Ed il merito, anche questa volta, è del solito gruppo di quattro ragazzi nato sui banchi del liceo …

https://it-it.facebook.com/NoFrontiersBand

 
 
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Mr.Sonico

Computer, schede audio, mixer, master keyboard e diavolerie tecnologiche per dar vita all’elettronica mente di Francesco Letteriello, in arte Mr.Sonico. Dopo un’infanzia dedicata al pianoforte ed una adolescenza che lo porta alla scoperta delle ampie occasioni e sperimentazioni sonore offerte dai sintetizzatori, Mr.Sonico è pronto ad affacciarsi sulla scena nazionale emergente con la sua particolare personalità creativa. Inizialmente apprezzato come musicista negli “ApathiA”, è l’esperienza come tecnico del suono per i “Mrs. Dalloway” ad attirare il giovane artista verso le innumerevoli possibilità offerte dalla manipolazione audio. Dal 2007 la sua natura di ascoltatore onnivoro lo ha portato ad assimilare la musica dance e l’elettronica d’avanguardia, con la netta e chiara influenza di Massive Attack, Motel Connettion, Bjork e Chemical Brothers. La lunga gavetta come tecnico del suono e producer per i “Suono Unico” (duo rap/hip hop napoletano) fanno acquisire a Mr.Sonico grandi abilità con i software di produzione e postproduzione audio. Le sue numerose creazioni (ascoltabili su: https://soundcloud.com/mrsonico) hanno un unico comun denominatore: minimalismo elettronico. Le tracce musicali scorrono fluide e regalano alla mente dell’ascoltatore immagini e viaggi sempre diversi. Una musica piacevole da ascoltare ma soprattutto adatta ad essere mixata con immagini, disegni e filmati. Personalmente credo proprio che i brani di Sonico trovino il proprio habitat naturale nei progetti audiovisivi. Mi hanno particolarmente colpito: “Microstar” e “Faces”, che fondono classici elementi del levare con una potente sonorità dub, “Electronic” per l’ottima scelta dei sintetizzatori, “Springy” da ascoltare a massimo volume per darsi la carica e da apprezzare per l’eccellente lavoro di mix. Interessanti ma a tratti poco convincenti sono invece: “Roll and Ruin”, che rappresenta un ottima sperimentazione tra noise, beat HipHop ed elettronica, “Mondo di Sogni” e “Bella Pulzella” (freat. Suono Unico) dove manca l’uniformità tra suoni e parole. Mi ha molto colpito “Project” che rappresenta probabilmente il passato e il presente di Mr.Sonico: bello e intenso l’intro di piano ma un po’ sottotono la drum machine. Mr.Sonico rappresenta un’ottima realtà musicale, una mente fantasiosa e capace, l’unico ostacolo a volte può essere rappresentato dal fatto che i suoni digitali non rendano giustizia all’idea iniziale: ad esempio, per quanto siano stati apprezzati, pezzi come “Microstar” e “Faces” mancano di bassi potenti, si sente che i suoni a volte sono un po’ troppo macchinosi e freddi. È l’altra faccia della medaglia: da un lato i nuovi software permettono, in mani esperte come quelle di Sonico, infinite possibilità, dall’altro ne possono rappresentare un limite al piacere d’ascolto. Resta il fatto che l’apprezzamento che i suoi lavori stanno riscuotendo da nord a sud la dicono lunga sul potenziale di questo artista.     By Bambi

https://www.facebook.com/mrsonico

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Room Of Insole Shoes Band

Room Of Insole Shoes

 
Ancora oggi, il genere British-rock continua incessantemente a scolpire i suoni e le identità di innumerevoli gruppi “younger” che tendono a sviluppare queste idee musicali per la prima volta, in una specie di libro sonoro dentro il quale conservano l’intero patrimonio storico scritto sul pentagramma. Occorre quindi, innestare una “marcia in più” per segnalare l’identità del gruppo : non è sufficiente ripercorrere, a veloci passi indietro, i fraseggi e le invenzioni dei Cure, Radiohead, U2, Lennox, Bowie & Co, né tantomeno le atmosfere e le dinamiche dei Duran Duran, Spandau Ballet, Japan, Visage, Brian Ferry & Roxy Music. A tirare su di giri il motore dei Room of Insole Shoes ci pensano le convergenze del loro progetto comune : ricercare i suoni originali dei gruppi British-pop attraverso composizioni ed alternanze sonore, per poi riversarle in un grande ambiente musicale unico, denso di proiezioni ottenute dalla voce di Fabio Rodio, dalle chitarre di Massimiliano Curti e Carlo Bozzo, dal basso di Domenico Bozzo e dalla batteria di Silverio Curti. Un po’ come una storia raccontata in un film d’autore : il deja-vu ricorre sempre ad ogni ascolto, ma ogni volta in modo nuovo, sorprendente e con novità appena sfornate in uno studio di registrazione. L’EP autoprodotto di tre brani, Wandering Cloud, è esattamente questo. E’ un mini-album trascinante, pieno di ritmiche basate sull’alternanza delle parti lente e quelle veloci. Si entra in punta di piedi, senza riferimenti e senza coordinate, e si esce camminando sulle mani sicuri di essere stati suggestionati dalle linee ritmiche tracciate dai cinque ragazzi nella “nostra” tavola dei 10 comandamenti musicali. Con il supporto di Miriam Curti alla voce, Ileana Rende al violino, Tiziano Sposato alla chitarra e l’audio di Giuseppe Medaglia, si affrontano il sound elegante di un blues ben ritmato ( Wandering Cloud ), i cori intrecciati con le note di una chitarra inizialmente acustica ma poi rhythm’n’blues ( Two ) ed infine l’atmosfera new-romantic, dalle gradevoli sonorità synthpop di tendenza ( Dirty Life ). Tre capitoli di anteprima, questi, bene scritti e bene interpretati che fanno parte del lavoro completo di 12 brani, Alarm, previsto per la pubblicazione nel Marzo 2013.             By Microbass
 
 
 
 
 
 
https://www.facebook.com/pages/room-of-insole-shoes/295615721570?fref=ts
 
 

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et cetera
Lucia C. Silver

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