ti emo











laprossimainfezione

Ad un anno dall’esordio la band romana si prepara all’uscita del secondo disco, anticipato dalla promozione del nuovo singolo-videoclip: uno spaccato crudo e diretto della macabra realtà che ci circonda.

Genere: indie rock / grunge / alternative rock / garage

Etichetta: Autoproduzione

Dopo l’anteprima esclusiva su Shiver Webzine, esce ufficialmente La prossima infezione, il nuovo video de La sindrome di Kessler.

La tematica affrontata nel video riguarda il rapporto umanità/disumanità, un gioco di specchi che serve a ricordarci come siamo e con chi abbiamo a che fare: noi stessi e i nostri simili, i contorti meccanismi sociali, gli input/obblighi offerti/imposti dalla modernità, la schiavitù tecnologica, spesso autoinflitta, orrori e meraviglie e tutto quanto possa far cadere in un vortice di disorientamento e annichilimento. Recinzioni e barriere da cui dobbiamo liberarci per ritrovare una più equilibrata dimensione umana, di cui, lentamente, pare ci stiamo dimenticando.

Così recita la canzone nel suo incipit: “Ed ora che hai scoperto che è tutta una finzione, ammirerai la posa di un’altra recinzione?”

Interpretato da Mark Zao – protagonista estremo e distorto che incarna la “folle voracità” del presente facendosi simbolo del rutilante mondo in cui viviamo – questo videoclip, crudo e diretto come solo la realtà sa essere, consolida ormai la collaborazione e l’amicizia con il regista Idio, siglando il terzo lavoro consecutivo con la band dal 2015.

La sindrome di Kessler è tornata dal vivo a Roma il 14 gennaio in una data split con la band capitolina La salamandra presso il locale Defrag.

la-sindrome-di-kessler

Band:

Antonio Buomprisco: Voce-chitarra

Canio Giordano: Chitarra-voce

Sancio: Basso

Luca Mucciolo: Batteria

Credits

Regia, fotografia, montaggio: Idio

Sceneggiatura: Idio e Lsdk

Protagonista: Mark Zao

Contatti:

Mail: lsdkessler@gmail.com

Fb: La sindrome di kessler

YouTube: La sindrome di Kessler

www.facebook.com/BlobAgency

antipop.project@gmail.com



Monolith

Secondo brano estratto dall’esordio della stoner band modenese che annuncia la lavorazione di un nuovo capitolo discografico.

Genere: rock, hard rock, grunge, stoner, acid rock

È disponibile su YouTube Overload, secondo singolo e videoclip estratto da Even More, album di debutto dei Monolith pubblicato lo scorso aprile per l’etichetta emiliana Hazy Music.

Uno stoner/grunge arrabbiato, sporcato da reminiscenze psichedeliche ed echi di musica etnica, caratterizzato da grande attenzione per testi e compattezza del suono.

Brano e video raccontano una piccola situazione di vita, che vorremmo lasciare celata per renderla di più libera interpretazione, attraverso una metafora– dichiara la band modenese – “Il tutto è rappresentato dalla sfera argentata che il protagonista del video brama e insegue. C’è un piccolo richiamo musicale”.

Overload è stato girato in un’officina metalmeccanica che è anche il posto di lavoro del cantante Andrea Marzoli: “E’ stato divertente vedere trasformato in un set un ambiente del genere. Le riprese iniziali sono in live audio e si può sentire una citazione musicale a una leggendaria e iconografica band dei 70s.”

Sonorità granitiche quelle dei Monolith, sicuramente influenzate dal movimento grunge dei 90s negli Stati Uniti (SoundgardenAlice in Chains, Pearl Jam) e da gruppi più moderni come Queens Of The Stone Age e Wolfmother. Tra gli artisti di riferimento in ambito nazionale spiccano senz’altro i Marlene Kuntz mentre per quanto riguarda il british sound, la band si schiera decisamente dalla parte dei Beatles.

Novità interessanti all’orizzonte per la band emiliana: “Chiuderemo un anno di Even More in Aprile e sicuramente inizieremo la stesura di un nuovo disco”.

Suonerà ancora più monolitico? Non resta che aspettare..

Overload Video Credits – Regia: Marco Pattarozzi e Edoardo Giacomelli della Sick Pine Video https://www.facebook.com/sickpine

Bio Nati a Settembre 2013 da un’idea di Andrea Marzoli, chitarra e voce, e Massimiliano Codeluppi, chitarra, che con Riccardo Cocetti, ex batterista del gruppo indie “The Villains”, ed Enrico Busi compongono il quartetto ufficiale. A Marzo 2013 esce il loro primo EP di tre tracce Louder, registrato e mixato al Ghee Studio di Bologna. In seguito proseguiranno tutto il 2014 con un’intensa attività live. In estate vincono il Premio Augusto Daolio 2014. Il 22 Febbraio 2015 sono ospiti al Nomadincotro. Il 4 Aprile 2015 esce il primo Full Lenght ufficiale Even More presentato al Mattatoio Culture Club di Carpi. Registrato e mixato dal produttore e musicista bolognese Marco Bertoni (Motel Connection, Maccaroni Circus), con la collaborazione in fase di arrangiamento di Arcangelo Cavazzuti (Modena City Ramblers) masterizzato da Filippo Cimatti (Bones UK) e prodotto da Hazy Music di Davide Ravera. Proseguiranno il 2015 con un intensa attività live. Il 29 Febbraio 2016 è in uscita il video di Overload, singolo estratto dal primo disco Even More. Attualmente in fase di stesura di una nuova opera.

Contatti

https://www.facebook.com/MonolithRock

http://monolithrock.tumblr.com/

Contatto Stampa

Ufficio Stampa Blob Agency Bologna

Frank Lavorino 3396038451

antipop.project@gmail.com



A cura di Flavia Frangipani

Esiste una tecnica per tenere a bada le api, per confonderle, per controllarle. In italiano si dice ‘affumicare’. Il fumo negli occhia annebbia la vista, altera i comportamenti, li gestisce.  

Smoke the bees e’ il nome di una band torinese che ha prodotto un LP omonimo, che non e’ altro che una sintesi dei loro lavori precedenti, e che anticipa il prossimo che uscira’ a breve. Scegliere il nome di una band e’ un passaggio fondamentale nella costruzione di un progetto. Un nome non deve essere solo un nome, ma deve raccontare qualcosa. Deve dare un’indicazione, un indizio. E dietro alla scelta in questo caso c’e’ un concetto che forse la maggior parte delle volte ci sfugge, ma che tutti noi conosciamo bene. Noi che col fumo negli occhi ci viviamo, sempre troppo poco attenti alle cose importanti, sempre distratti. Frenetici e confusi. Facciamo quello che facciamo come se non avessimo scelta, e tutto il resto lo abbiamo dimenticato. 

Addomesticati. Come le api, che affumicate smettono di fare paura.
Musica alternativa che pesca nel mucchio. Gli “Smoke the bees” tirano su 11 tracce dai suoni piu disparati, anche qui raccontando qualcosa. Raccontano della musica che hanno ascoltato. Quella da cui sono stati ispirati, quella in cui si riconoscono. E diventa un gioco anche per te che li ascolti riconoscere ogni volta di quale si tratta. Si sente il folk, la musica rock, riconosci l’atmosfera tipica della musica del Nord Europa. Si passa da suoni decisamentte piu’ contemporanei a quelli della tradizione .Ti sembra di essere nel pieno degli anni ’90, e subito dopo vai indietro o avanti di vent’anni. Si chiamano influenze. Ed e’ bello scovarle senza dovergliele chiedere o doverle leggere in qualche intervista. E non e’ poi una scelta cosi comoda provare a metterle tutte insieme. Scelgono l’inglese per i testi . Il loro suono, italiano, in fondo non lo e’ per niente. Ma l’accento li tradisce di tanto in tanto, e di tanto in tanto ce li rende familiari. Subito dopo l’ascolto di questo disco, vien voglia di ascoltare Tom Waits, di riguardare The Snatch, di mettere in macchina ad alto volume i Clash, di buttarti sopra il letto ad ascoltare gli Sparklehorse.

E se e’ cosi facile capire dove sono passati e cosa hanno ascoltato, piu difficile diventa dedurre da dove vengono e dove esattamente sono diretti. L’ultima cosa e’ una critica vestita da complimento, o viceversa…la voce cambia tanto, si adatta a quello che suona, perdendo un po’ di identita’ e confondendo, ma rimanendo sempre assolutamente interessante. Assurda capacita’, che pero’ nonostante tutto convince lo stesso. Sara’ affumicamento….Il prossimo progetto e’ un concept album che prevede di musicare, tra le altre cose, alcune favole di Esopo. Niente, per quanto mi riguarda, conquistata.

http://www.smokethebees.com/

https://www.facebook.com/smokethebees

https://twitter.com/smokethebees

http://www.youtube.com/user/smokethebees?feature=watch



A cura del MEXICANO CATTIVO

I Metamorfosi in Viola sono una band attiva dal 2006 ed è proprio di loro che parlerò con voi, in particolare di una demo arrivata alle mie orecchie non molto tempo fa dal titolo “Kairos“.

Premo play : il primo brano che vado ad ascoltare è una cover della “PFM“, stropiccio gli occhi in ricordo di uno dei gruppi più rappresentativi d’Italia e devo spezzare subito una lancia a favore della band: il brano è reinterpretato, quindi già buono per me, ma deve essere più curato nei dettagli e ovviamente il mio consiglio è che non si faccia l’errore di mettere cover su dischi ufficiali….Pareri personali, s’intende.

Basta parlare di reinterpretazioni…La seconda traccia che vado ad ascoltare con molto piacere è un brano originale dal titolo “American Dreams“, il riff di chitarra c’è tutto e non è poco, la voce, a volte un po’ troppo poco legata, rischia di farti perdere anche se può essere voluto… sta a voi ascoltare il sogno americano, a me non dispiace. 

Vado subito incuriosito alla terza traccia “ Briciole “, ma è una cover di “Noemi“? Spero di no…

Che non conosco per nulla, Noemi di Xfattor ? 

Si ,lo è….Ok, ne prendo atto, e un po’ me ne rammarico, perché non è possibile inserire 2 cover su 4 tracce, ma inizio a stimarvi e vi dico anche il perché…Tutte le band che propongono brani altrui fanno il loro compitino eseguendo una canzone il più uguale possibile, il chè, secondo il mio punto di vista, è deleterio e privo di logica; voi non l’avete fatto e mi basta, anche se ovviamente avrei preferito 4 tracce originali. 

Ma voglio sentire “Fragile“, il quarto e ultimo brano della band romana i “Metamorfosi in Viola”: testo molto intenso, bello l’effetto della chitarra, il mix può andare per una demo, ma la cosa che conta è che ora riesco a sentirvi nell’insieme in maniera compatta per quasi l’intera durata del pezzo, e lo classifico come il più bello tra i 2 originali di “Kairos“.

Chiudo e saluto i Metamorfosi in Viola con una frase : DIMMI LAAAA, VERITAAAAAaaaAAAa. 

Alla prossima ragazzi, non mollate.

http://www.reverbnation.com/metamorfosiinviola2

www.myspace.com/metamorfosiinviolaband



{aprile 9, 2013}   Malatja – “Stracciacore”

A cura di John Tag

I Malatja sono un trio di Salerno con Paolo Sessa alla voce e chitarra , Camillo Mascolo alla batteria e Daniela De Martino al basso.

Io amo definire questo gruppo come una “Rock Band” e non “Punk Band”, come forse si autodefiniscono e, comunque, come spesso vengono definiti in articoli e riviste del settore. A 4 anni dall’album “48”, eccoli nuovamente con il loro ultimo disco“Stracciacore”, uscito con etichetta Diavoletto netlabel e distribuito da Good Fellas. In “Stracciacore”, un album dalle tinte forti, esprimono la loro energia con un Rock aggressivo, potente, incalzante.

Nel loro suono granitico sento, inoltre, lo scorrere di una vitalità espressiva notevole, ispirata all’Acid Rock anni 70, all’Hard anni 80, ma anche al Grunge più violento e meno intimista degli anni 90 e da gruppi come King’s X, Soundgarden, Liquid Jesus, Stone Temple Pilot, e Jane’s Addiction.

Sono chiare anche le sonorità tipiche dello Stoner con basso incisivo, una chitarra distorta ritmica e a tratti cupa e con riff che a volte tendono a diventare plumbei, ma che improvvisamente scorrono veloci e lancinanti, tipicamente Heavy, una batteria sempre in primo piano, con una ritmica che potremmo definire “ariosa” “ben tirata” e dal “passo” incalzante ma non ossessivo. In effetti in Stracciacore non riesco a sentire del Punk, ma avverto una musica complessa e curata. Sicuramente il Punk e nel loro spirito, ma non più nel loro modo di fare musica e sarebbe alquanto riduttivo continuarli a definirli solamente “Punk Band”. Tra i 9 brani che compongono il disco mi sento di segnalare:

Back To Hell (torna all’inferno), dove un Rock aggressivo ben si sposa con la musicalità della lingua partenopea e con un testo assolutamente crudo e reale. Inoltre, a 2,10 minuti dall’inizio del brano possiamo ascoltare un bell’assolo di chitarra di una ventina di secondi che riecheggia il modo di suonare del grande David Gilmour. Dint’ E Man’ in cui è inserito nella parte finale del brano, in un cammeo che impreziosisce non solo il contenuto musicale del disco, il discorso del 1975 sul genocidio culturale del grande e mai dimenticato Pier Paolo Pasolini. Nun Sia Maje Dio, brano potente, tirato, classicamente Hard & Heavy, in cui viene sottolineata la difficoltà di vivere dignitosamente in un mondo corrotto ed omertoso. ‘O Sens’ D’o Pudore, Il sogno di libertà dato da un lunghissimo viaggio verso un mare che non arriva mai. Spin’ ‘E Pesce, La rivoluzione di un popolo stanco ed affamato che insorge e, come una “spina di pesce”, ferisce e soffoca i potenti dall’interno, Il brano è tipicamente Hard e tirato e qui i Malatja si avvalgono della collaborazione dei Low Fi. Sott’ ‘O Balcone, bella, musicale, sognate, in cui piacevolmente possiamo ascoltare le chitarre di Giuseppe Fontanella dei “24 grana”. Belli anche da vedere i loro due Video ‘O Sens’ D’o Pudore e non sia maje Dio.

In conclusione: Long Live Rock and Roll” e questo grazie anche ai Malatja.

http://www.malatja.com/

https://www.facebook.com/pages/Malatja/159929427404074?fref=ts

 



GAME OVER – PRESS START: VIDEOGIOCHI E NON SOLO!!!

By Nana Arima

Se avete letto almeno una volta questa frase su qualche videogame casalingo o in sala giochi…se siete nostalgici degli anni ‘80/’90 allora i G.O.P.S. sono il gruppo che fa per voi.

Rispettivamente Marta Ledonne (voce), Gax Win (sassofono controalto/cori), Davide Cotroneo (chitarra elettrica), Francesco Greco (chitarra elettrica), Christian Beraldi (basso elettrico/mandolino) e Fabio G. Russo (batteria) i G.O.P.S. sono frutto della grande amicizia tra Gax e Davide, nonché la loro grande passione musicale in comune: le sigle di videogames, cartoni animati e films. Iniziato un po’ tutto per gioco i due hanno partecipato a qualche live in piazza che li convince poi a fare sul serio partecipando a vari concorsi musicali come quelli organizzati dal “Movimento Forze del Sud” dove si classificano primi nella categoria “interpreti” la prima volta e secondi nella categoria la volta dopo, o il Winter Music Contest dove vincono il premio della critica e si classificano terzi nella categoria “Cover”,nonchè serate di beneficenza come “Aiutiamo i bambini onlus” a favore dei bambini eritrei e la XXI edizione di “Bimbolandia”, il tutto subendo non pochi cambiamenti di formazione.

Non contate sui file audio o similari perché l’unico modo per apprezzare a pieno una band del genere è seguirli ai live o tramite le loro pagine

Facebook (http://www.facebook.com/Game.Over.Press.Start/info#!/Game.Over.Press.Start) e YouTube (http://www.youtube.com/user/gameoverpresstart/videos?view=0)

Ma è sufficiente questo per ritrovarsi a cantare e ballare con loro sotto al palco, infondo raccontano un po’ la colonna sonora di molti di noi (chi non ha visto Haidi o Mila&Shiro… o magari giocato a Tetris o Super Mario Bros?) e credo sia un messaggio carino per chi bambino lo è adesso e vive un’infanzia totalmente diversa. 

GAME OVER – PRESS START non è solo un riferimento al mondo dei videogames, ma è un monito che a mio avviso dovrebbe avere ognuno di noi: anche quando sembra che la partita sia finita c’è sempre la possibilità di premere START e ricominciare!



Presentiamo oggi una nuova band proveniente dall’ immenso mondo del rock underground italiano:gli StereoLibido.

Gli StereoLibido nascono, come da loro descrittoci, con parto cesareo, nell’estate del 2003, da un perfetto connubio d’idee ed emozioni sprigionate dalle menti, alquanto discutibili, di Andrea Duz e Luca Gazzetta.

E’ un progetto con un chiaro sfondo satirico, un sapiente mix di pop-folk e demential rock (più vicina  al sound con ambientazione da c.s.o.  alla skiantos, che vicina ad atmosferiche cervellotiche alla bugo direi…). Le simpatiche parole autobiografiche pervenuteci dalla band, ci sembrano il miglior modo di presentare questa insolita formazione:

“Nella band vengono coinvolti anche due amici, nonché musicisti, di vecchia data dei cofondatori. Emanuele “Mastro Mamu” Zuppello prende posto dietro pelli e fusti di legno, Alessandro Bonanni pone le sue dita su quattro grosse corde di metallo.Durante i numerosi ed infruttuosi tentativi d’inserire un chitarrista solista (e dopo l’abbandono di uno dei co-fondatori) l’insolita formazione Bonanni-Gazzetta-Zuppello, grazie alla semplicità della sonorità ed alla ridotta immissione di idee procrea  diverse canzoni che aggradano i musicisti e riscuotono interesse negli amici preventivamente plagiati.Lo spirito viene ulteriormente rinvigorito con l’arrivo dell’ambitissimo, quanto insperato, chitarrista  grunge Alessandro Godeassi. Egli riesce nella complicata funzione di amalgamare suoni rock a composizioni varie e spesso indefinite dando forma e sostanza al nuovo gruppo: gli StereoLibido.”

Puoi ascoltare i Stereoibrido  su:
http://www.stereolibido.it/public/2011/index.php?id=media
http://www.myspace.com/stereolibido


et cetera
dagolou

This WordPress.com site is the bee's knees

Rock the Shop

stomping...pumping...grinding...thumping..

My Trephine

Locked Lips Also Sink Ships

La Giornalista Scalza

A great WordPress.com site

1 Song 1 Show

a singular show inspired by a solitary song

I(r)Radiati

Con una erre o due?

Daniele Salomone

Archivio online

INDIEgestione

una scorpacciata di indie

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Wunderbar - Siena

"L'uomo prima è meravigliato, poi si muove." (F. Hadjadj)

Newtopia

Free Music for Free People

« A MEGGHIU PAROLA E' CHIDDA CA ◙ SI RICI » || di Gabriele Ener.

Ciò che non siamo in grado di cambiare, dobbiamo provare a descriverlo.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

baseMultimedia

Comunicazione e Promozione

Le Grandi Recensioni

recensioni semiserie di musica, cinema, letteratura eccetera

STRANGE JOURNAL

A great WordPress.com site

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: