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Spectre - Giau 2

Dopo la synthwave di “Miami”, uscito nel 2016, il produttore elettronico torinese torna a stupirci con un disco le cui sonorità virano decisamente verso la tech house pur mantenendo il legame con la musica anni ’80 divenuta ormai il suo marchio di fabbrica.

Genere: electro pop, tech house, synthwave

Label: Indastria Records

Distribuzione digitale: Indastria Records

Release Date: 11/04/2017

Streaming https://soundcloud.com/spectremusicproduction/sets/1984-movies

Dopo la synthwave di Miami, out nel 2016, Spectre torna a stupirci con 1984 movies, un disco in uscita il 10 Aprile 2017 sotto l’indipendente Indastria Records, le cui sonorità virano decisamente verso la tech house pur mantenendo il legame con la musica anni ’80 divenuta ormai il suo marchio di fabbrica.

Disponibile su tutte le piattaforme online, incluso il suo Bandcamp personale www.spectremusicproduction.bandcamp.com, 1984 movies è un disco electro pop pronto a far ballare chiunque lo ascolti e ad essere amato da chiunque ami questo genere e non solo, grazie all’approccio del produttore e DJ torinese, che viene arricchito da suoni e sfumature sempre diverse. Il suono dell’album si erge tra synth e approcci nostalgici ma freschi, pronti a ridefinire un percorso che si incanala verso un sentiero ricco di sfumature, passando dalla leggerezza di Electro (Remix) ai torni più cupi ed ipnotici della dark Lust (Remix). Spectre si conferma un produttore discografico che ha molto da dire e di cui avremo il piacere di ascoltare e ballare i prossimi lavori.

L’album è stato interamente registrato in camera da letto, così da permettere al produttore sabaudo di “addormentarmi con il minimo sforzo tra un brano e l’altro. Scrivere, registrare, mixare e masterizzare 1984 movies è stata per me un’esperienza immersiva, a cui pensavo in ogni minuto della giornata”.

Il singolo/videoclip di lancio è Electro (Remix), un brano synthwave house che secondo il suo autore “unisce le sonorità dei Daft Punk agli anni ’80”.

Electro (Remix) https://www.youtube.com/watch?v=F517IE9wPrw

1984 movies copertina

Tracklist

1. Electro (Remix)

2. Overdrive (Remix)

3. 1984 movies (Remix)

4. Lust (Remix)

5. Oh! Eh! (Remastered)

Biografia Spectre, il cui vero nome è Aldo Sulotto, è un DJ e produttore di musica elettronica nato a Torino nel 1976. La sua musica affonda le radici nella TV e nei videogiochi degli anni ’80, alle cui sigle erano ispirate le sue prime esperienze creative, avvenute alle scuole elementari collegando un giradischi ed alcuni mangiacassette alla suoneria di un vecchio orologio digitale. L’amore per il demodè e il lo-fi caratterizzerà tutta la sua crescita, tra band punk che utilizzano campionatori e collaborazioni con realtà dark della scena torinese.

I padri spirituali del percorso musicale di Spectre sono molteplici e molto differenti tra loro: da The Cure ai Daft Punk, da Nick Drake ai Propellerheads e Fatboy Slim. Questa continua presenza di ispirazioni di diversa natura impregna il suo stile compositivo con una continua ricerca della sperimentazione, tra synth analogici e digitali, audio workstation, console da DJ, strumenti tradizionali e campioni di vecchie registrazioni.

Nel 2015 decide di dedicarsi completamente alla musica e comincia ad esibirsi nell’unico modo che ritiene possibile: i DJ set. Da questa svolta nasce Miami, il suo primo EP sotto l’etichetta indipendente Indastria Records, che uscirà nel 2016 ed otterrà un ottimo riscontro di vendite e critica, a tal punto da far diventare Spectre l’artista di punta della label. Con Miami, Spectre sfrutta tutto l’easy listening mai creato e le suggestioni sonore di telefilm e film come Supercar, Tron ed A-Team, per poi unire il tutto ad un personale concetto di techno house e synthwave.

Per aprile 2017 è prevista l’uscita del nuovo album 1984 movies, che vedrà questo accostamento tra retrò ed electronic dance music ancora più protagonista. È un disco molto atteso dalla sua fanbase, che porrà la massima attenzione alla tensione tra le sonorità minimali dei synth ad 8-bit e l’ipnosi elegante delle progressioni techno. Spectre suona anche in The Basement, un duo synth pop torinese con all’attivo due dischi (Beautiful Terrible del 2015 e Prelude del 2016) e un nuovo disco in uscita a giugno 2017: Renaissance. The Basement cominciano la loro carriera nel 2016 con l’apertura torinese ai francesi Derniere Volontè, per poi dedicarsi alla ricerca di una sonorità sempre in cambiamento, ma fortemente legata alla musica elettronica e al post-punk. The Basement sono Aldo Sulotto ed Alberto Appiano. www.facebook.com/ilikethebasement

Contatti

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http://www.iamspectre.com/#about

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Post rock con influenze progressive e psychedelic per un concept album diviso in tre atti che racconta, attraverso musica e dialoghi, il viaggio di un uomo in bilico tra passione e conoscenza verso l’isola di Rebis.

Genere: post rock/progressive/psychedelic

Label: Orange Park Records

Distribuzione digitale: Believe

Streaming

https://open.spotify.com/artist/2bA5BtM2EiK7JqbRjsWNaW

https://soundcloud.com/bridgendproject/sets/rebis/s-hPXkC

Bridgend è un gruppo post rock con influenze progressive e psychedelic. Il progetto prende il nome dall’omonima cittadina gallese dove il chitarrista e fondatore della band, Andrea Zacchia, era impegnato a comporre e incidere le prime preproduzioni di quello che sarebbe in seguito diventato il concept album Rebis.

Proveniente dalla scena rock underground di Roma, Andrea è stato fortemente ispirato nella composizione e nella scrittura da band rock progressive degli anni ’70/’80, Marillion, Pink Floyd solo per citarne alcune. Con queste premesse Rebis non poteva che essere quindi un concept album, diviso in tre atti, nel quale i brani confluiscono l’uno nell’altro e attraverso i dialoghi tra i tre personaggi (curati dallo scrittore Lorenzo Polonio) viene raccontato il viaggio di un uomo, Rajas, verso l’isola di Rebis. Nel suo viaggio sarà accompagnato dal mentore, Sattva, e dal suo vecchio amico, Tamas, ai quali spesso chiederà aiuto per sciogliere i legami che lo trattengono a Ys, il suo mondo. A dare voce ai tre personaggi sono stati gli attori teatrali Roberto Bonfantini, Lodovico Zago e Gioele Barone.

Zacchia ha cercato di fondere il “wall of sound”, tipico delle formazioni post rock come Mogwai e Caspian, con quello più sognante e viaggiatore delle band psichedeliche anni ’70. Per ottenere questo risultato lo studio di registrazione scelto è stato il PoliStudio Recording di Roma, con le esperte mani dell’ingegnere del suono Andrea Saponara a lasciare la loro impronta sul sound generale dell’album. Durante le registrazioni, durate circa tre mesi, è stato fatto larghissimo uso di macchine analogiche, le riprese hanno previsto l’uso di microfoni ambientali affinché il disco avesse ampio respiro, spesso sfruttando proprio le riflessioni del suono sui vari materiali che componevano la sala di registrazione.

Il singolo scelto per presentare l’album è la traccia Zain, di cui è disponibile il video su YouTube. Un crescendo in stile post rock con chitarre ossessionanti che si fondono a synth solenni per accompagnare Rajas nelle fasi finali del suo onirico viaggio verso Rebis. Il video è stato realizzato da Michele Montini (Drop-c art) con la tecnica del “Compositing” utilizzando Adobe Photoshop cs6 e Adobe After Effect cc 2015.

Zain è il brano che rappresenta e riassume l’intero disco.” – afferma Zacchia – “Al suo interno racchiude i principali temi trattati nell’album, curiosità, stupore, superamento dei limiti.

Tour (in continuo aggiornamento)

07.04.2017 @ Io & Vince, Argenta (FE)

08.04.2017 @ Sagittario Live Pub, Montefredente (BO)

19.04.2017 @ Freakout, Bologna

Tracklist

Act I

01 Path to Ys

02 The Sunken Cathedral

03 Ys

04 Rendezvous

05 Rebis

06 Threshold

Act II

07 Tetracedron Planus Vacuus

08 Binah

09 Return to Ys

10 Zain

Act III

11 Black Sun

12 Archè

Biografia Bridgend è il nome del progetto post rock con influenze progressive e psichedeliche di Andrea Zacchia (chitarre e synth). Al progetto collaborano Lorenzo Sirani Fornasini (basso) e Denis Kokomani (batterie). In collaborazione con Orange Park Records realizzano “Rebis”, concept album da cui viene estratto nel 2017 il primo singolo “Zain”. Attualmente la band si sta preparando al tour che la vedrà impegnata sui palchi di tutta Italia.

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Garcino

Secondo singolo per l’ensemble piemontese, un brano in stile cantautorale con venature rock blues che intende rappresentare, oltre al rapporto personale di contrastanti sentimenti verso la città da parte del leader e cantante Nicola Garassino, una fotografia del cosmopolitismo e della forza di integrazione fra popoli, tipiche delle città portuali.

Genere: cantautorato, rock, blues

Label: Autoproduzione

Release Date: 9.3.2017

https://www.youtube.com/watch?v=0DKIMzesImI

Genova per me è il nuovo singolo/videoclip di Garcino estratto dall’album Mother Earth’s Blues. Il brano vuole rappresentare, oltre all’evidente rapporto personale di contrastanti sentimenti verso la città , una fotografia del cosmopolitismo e della forza di integrazione fra popoli, tipiche delle città portuali, che trasmette un senso di globalizzazione vera, sensuale, analogica e non artefatta. Il messaggio viene veicolato anche attraverso un viaggio dagli anni 70 ai giorni nostri, intriso di una certa melanconia, mitigata solo in parte dai sussurri portati dal “marino”, il vento che arriva fino nelle valli dell’entroterra ligure e piemontese.

Il sound è quello di un brano in stile cantautorale con venature rock-blues.

Le registrazioni sono state effettuate proprio a Genova, la prima sessione (basso e la batteria) in uno studio nelle vicinanze del cimitero monumentale; in uno dei locali stava facendo lezione Roberto Tiranti (New Trolls, Labyrinth) che in una pausa è passato ad ascoltare una take: “Gli ho chiesto se voleva cantare il brano ma declinando l’invito mi ha fermamente suggerito di farlo io” – afferma il chitarrista e voce della band Nicola Garassino – “Sentiva il brano adatto a me. Verissimo, sono molto felice di averlo fatto!”

Il progetto Garcino, attualmente focalizzato sulla promozione di Mother Earth’s Blues, sta partorendo idee per la realizzazione di nuove canzoni e per contro ne sta riarrangiando di vecchie mai pubblicate per un futuro nuovo disco.

Credits

Regia: Alessandro Ingaria

Montaggio: Marco LoBaido

Bio Garcino in trio presenta il nuovo cd “Mother Earth’s Blues” con Andrea Griffone alle tastiere e basso, Roberto Leardi alla batteria e Nicola Garassino alle chitarre e voce. Il repertorio comprende, oltre quelli del cd, brani blues (SRV, G. Moore, BB King), r’n’b (Zucchero, Blues Brothers), rock (Pink Floyd, Toto, Van Halen), latin (Santana), strumentali e di autori italiani (De Andrè, Finardi), per un momento di buona musica in relax e divertimento. In occasione dell’uscita del cd “Mother Earth’s Blues”, Garcino ha intrapreso un tour di presentazione con eventi live, in radio, tv e social. La band: Nicola Garassino – guitar&voice – Docente di chitarra elettrica ed acustica presso Ist. Civico Musicale di Ceva (Cn); ha studiato al CPM di Milano con P. La Pietra, F. Mussida, G. Cocilovo e partecipato alle Guitar Summer Sessions del Berklee di Boston. Ha all’attivo performances in gruppi blues e rock dal 1987. E’ autore e ha prodotto il cd di Garcino “Mother Earth’s Blues”. Andrea Griffone – keyboards- Docente di tastiere presso I.C.M. di Ceva (Cn): classe 1994 vanta già numerose collaborazioni con artisti piemontesi e gruppi nel Nord Italia; ha contribuito agli arrangiamenti del cd di Garcino. Roberto Leardi – drums – Ha studiato con F. Chirico e P.L. Calderoni. Docente di batteria presso I.C.M. di Ceva (Cn). Dal 1995 è batterista e percussionista della compagnia teatrale torinese Assemblea Teatro con cui sperimenta, sia in ensemble che come solista, commistioni con altri linguaggi quali teatro/danza e teatro/parola. Nella sua carriera di percussionista si è esibito in Francia, Spagna, Algeria, Russia, Israele.

Contatti

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Monolith

Secondo brano estratto dall’esordio della stoner band modenese che annuncia la lavorazione di un nuovo capitolo discografico.

Genere: rock, hard rock, grunge, stoner, acid rock

È disponibile su YouTube Overload, secondo singolo e videoclip estratto da Even More, album di debutto dei Monolith pubblicato lo scorso aprile per l’etichetta emiliana Hazy Music.

Uno stoner/grunge arrabbiato, sporcato da reminiscenze psichedeliche ed echi di musica etnica, caratterizzato da grande attenzione per testi e compattezza del suono.

Brano e video raccontano una piccola situazione di vita, che vorremmo lasciare celata per renderla di più libera interpretazione, attraverso una metafora– dichiara la band modenese – “Il tutto è rappresentato dalla sfera argentata che il protagonista del video brama e insegue. C’è un piccolo richiamo musicale”.

Overload è stato girato in un’officina metalmeccanica che è anche il posto di lavoro del cantante Andrea Marzoli: “E’ stato divertente vedere trasformato in un set un ambiente del genere. Le riprese iniziali sono in live audio e si può sentire una citazione musicale a una leggendaria e iconografica band dei 70s.”

Sonorità granitiche quelle dei Monolith, sicuramente influenzate dal movimento grunge dei 90s negli Stati Uniti (SoundgardenAlice in Chains, Pearl Jam) e da gruppi più moderni come Queens Of The Stone Age e Wolfmother. Tra gli artisti di riferimento in ambito nazionale spiccano senz’altro i Marlene Kuntz mentre per quanto riguarda il british sound, la band si schiera decisamente dalla parte dei Beatles.

Novità interessanti all’orizzonte per la band emiliana: “Chiuderemo un anno di Even More in Aprile e sicuramente inizieremo la stesura di un nuovo disco”.

Suonerà ancora più monolitico? Non resta che aspettare..

Overload Video Credits – Regia: Marco Pattarozzi e Edoardo Giacomelli della Sick Pine Video https://www.facebook.com/sickpine

Bio Nati a Settembre 2013 da un’idea di Andrea Marzoli, chitarra e voce, e Massimiliano Codeluppi, chitarra, che con Riccardo Cocetti, ex batterista del gruppo indie “The Villains”, ed Enrico Busi compongono il quartetto ufficiale. A Marzo 2013 esce il loro primo EP di tre tracce Louder, registrato e mixato al Ghee Studio di Bologna. In seguito proseguiranno tutto il 2014 con un’intensa attività live. In estate vincono il Premio Augusto Daolio 2014. Il 22 Febbraio 2015 sono ospiti al Nomadincotro. Il 4 Aprile 2015 esce il primo Full Lenght ufficiale Even More presentato al Mattatoio Culture Club di Carpi. Registrato e mixato dal produttore e musicista bolognese Marco Bertoni (Motel Connection, Maccaroni Circus), con la collaborazione in fase di arrangiamento di Arcangelo Cavazzuti (Modena City Ramblers) masterizzato da Filippo Cimatti (Bones UK) e prodotto da Hazy Music di Davide Ravera. Proseguiranno il 2015 con un intensa attività live. Il 29 Febbraio 2016 è in uscita il video di Overload, singolo estratto dal primo disco Even More. Attualmente in fase di stesura di una nuova opera.

Contatti

https://www.facebook.com/MonolithRock

http://monolithrock.tumblr.com/

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Il cantautore calabrese Fabio Magi, all'esordio con l'ep

A cura di Oliver Ax

Ci sono persone nel mondo che assorbono le emozioni come spugne intrise d’acqua, ma proprio come quest’ultime, prima o poi, tali persone hanno bisogno di essere spremute. Così Fabio Magi ha spremuto il suo cuore raccogliendo il succo delle esperienze vissute in un’ampolla che ha poi usato come inchiostro per scrivere il suo diario segreto: “Appunti d’amore.

Questo ep, frutto di varie collaborazioni tra Italia e United States e prodotto dalla Raighes Records di Roberto Diana (chitarrista, turnista e polistrumentista di caratutra internazionale), appare leggero e scanzonato anche nei momenti più tristi, grazie ad un atteggiamento falsamente distaccato da parte del cantautore calabrese. Quando Magi è contento si sente, la musica vola e le parole fluiscono senza ostacoli dai timpani all’anima. Quando invece le cose non vanno bene, le parole scritte prendono una posizione decisa, mostrandosi forti e razionali, quasi distaccate appunto, ma nell’armonia e nella vibrazione della voce è tutto decisamente diverso: Fabio sta soffrendo come un cane. Vorrebbe che le protagoniste dei suoi racconti capissero quello che lui nasconde nelle parole, lo fa volontariamente di mimetizzare quello che prova davvero nel profondo, solo per vedere se loro saranno poi in grado di comprendere ciò che gli hanno fatto. Ma alla fine non accade nulla e l’unica cosa che si può e si deve fare è passare ad un’altra canzone. La vita continua e merita di essere vissuta perché dietro ad ogni angolo ci può essere “Una nuova canzone d’amore” ad attenderci.

La copertina dell'ep "Appunti d'amore"

Musicalmente vivo e pulsante di sentimenti, questo album accarezza l’ascoltatore con la semplicità di un cuore sincero e per questo risulta apprezzabile. La struttura delle canzoni e la concordanza di suoni si muovono talvolta sinuose, riportando alla mente uno stile che ricorda quacosa di Vasco Rossi. La voce roca e piena di armoniche di Magi rivaleggia con quella di altri cantautori italiani quali il vecchio Luciano (Ligabue) e, appunto, l’intramontabile Vasco. Ma ciò non toglie nulla all’originalità del personaggio. Fabio Magi non è solo un artista, un catalizzatore di sentimenti, ma è principalmente un uomo, un uomo sensibile che accumula in sè tutto ciò che di poetico lo sfiora per poi gettarlo con foga e passione su pagine e pagine scritte col cuore, pagine che ora non sono più nascoste in una valigia o in un cassetto, ma che escono e corrono nell’etere, cantando quella felicità che non esisterebbe senza il dolore che talvolta sembra sopraffarci.

http://www.fabiomagi.com/

https://soundcloud.com/fabio-magi

https://www.facebook.com/pages/Fabio-Magi/450872171660277?ref=ts&fref=ts



I Lachaise, gothic rock/metal da Venezia

A cura di Andrea Galuzzi

Hola Rockers!! Riapro la mia personale stagione di recensioni con un dito rotto (scontro rugbistico) e una band che fin dal primo ascolto mi ha catturato come pochi gruppi ultimamente, e non solo a livello underground. (essendo poi io un amante del Gotico ci sono “propriamente” andato a nozze…)

Sto parlando dei Lachaise e voglio puntualizzare che per me è un onore fare una recensione su una band di questa caratura. I ragazzi non sono andati a sfondare porte nuove per la musica “made in Italy”, come mi era capitato di dire in altre recensioni, ma l’hanno fatto in un modo eccelso e con una credibilità e coerenza musicali di levatura internazionale. Il Fenomeno (non a caso con la F maiuscola) Lachaise credo abbia le potenzialità (a meno che non l’abbia già fatto a mia insaputa…) di sbaragliare la concorrenza e di acquisire il monopolio del genere in Italia e di dire la propria anche all’estero. Ma adesso mi costringerò a mettere da parte il mio entusiasmo fanciullesco per cercare di fornirvi una fredda e quanto più possibile puntuale idea del Sound dei Lachaise. (non ci riuscirò mai…)

Il Gothic Metal di questa band ha tutto ciò che serve, a partire da quelle che cito sempre e che amo chiamare “atmosfere”: manco a dirlo le atmosfere trasmesse da questi ragazzi sono gotiche quindi, per chi non dovesse essere un conoscitore del genere, ricche di quella meravigliosa e lugubre inquietudine che compone la vera anima di questo sound. I Lachaise sono riusciti ad esprimerle al meglio: con la consueta parte orchestrale che rende meravigliosamente ampia e aulica la percezione della canzone e dando al sound quel carattere drammatico e teatrale che li caratterizza decisamente; una base ritmica scandita e decisa che ne definisce il tumultuoso e grintoso incedere. La batteria ha un’efficacia davvero notevole all’interno del gruppo, lenta, controllata e maestosa, come i ritocchi delle campane a morto, sempre al posto giusto nel momento giusto. Fino a questo momento abbiamo elencato i motivi per cui questi Lachaise sono già una fottuta Gothic Band di altissimo livello, adesso mi concentrerò su due punti che danno la definitiva impronta allo stile di questo gruppo veneto.

I Lachaise, band gothic/rock, recensiti su Ti Emo.

Partiamo dalla chitarra, che nelle fasi ritmiche esegue il suo compito da cattivona alla perfezione: distorsione tosta e scansione ritmica funerea. Impeccabile. Ma ci sono momenti in cui mostra un lato diverso di sè, un lato molto progressive, e in attimi di follia (assolutissimamente positiva) si lancia in assoli alla Petrucciani (Dream Theater) che mi hanno fatto venire la pelle d’oca dal gusto con cui sono stati composti( e da chitarrista, non posso che trasmettere tutta la mia ammirazione ). In secondo luogo, vada a quel paese il mio proposito di essere freddo e obiettivo, hanno una cantante che è un qualcosa di davvero meraviglioso. Questa signorina infatti ha una voce che potrebbe tranquillamente alzarsi e andare a dare il cinque alle “dee” Amy Lee e Tarja Turunen, perché lo spessore è quello e non ho paura di essere fulminato dall’alto con questa affermazione. Infatti il suo “strumento” è calato pienamente nel genere, con quell’impostazione lirica che arricchisce il tutto e con momenti di vanità virtuosa che rendono il risultato finale Arte.

In definitiva mi inchino a questi signori e non posso far altro che consigliare loro di continuare a spaccare i culi come stanno già facendo e “ai miei 25 lettori” (cit) di correre ad ascoltare i Lachaise e comprare i loro album, come sto per fare io, perché un gruppo così va assolutamente supportato. Chiudo la mia prima recensione stagionale con un abbraccio a questi ragazzi che portano avanti la buona musica e a chiunque condivida con loro questo intento. Dal vostro Andrea Galuzzi, Passo e Chiudo.

                                                                                        Keep On Rocking

http://www.laschaiseband.com/

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http://www.youtube.com/user/lachaiseband/videos

https://soundcloud.com/lachaise



A cura del MEXICANO CATTIVO

I Metamorfosi in Viola sono una band attiva dal 2006 ed è proprio di loro che parlerò con voi, in particolare di una demo arrivata alle mie orecchie non molto tempo fa dal titolo “Kairos“.

Premo play : il primo brano che vado ad ascoltare è una cover della “PFM“, stropiccio gli occhi in ricordo di uno dei gruppi più rappresentativi d’Italia e devo spezzare subito una lancia a favore della band: il brano è reinterpretato, quindi già buono per me, ma deve essere più curato nei dettagli e ovviamente il mio consiglio è che non si faccia l’errore di mettere cover su dischi ufficiali….Pareri personali, s’intende.

Basta parlare di reinterpretazioni…La seconda traccia che vado ad ascoltare con molto piacere è un brano originale dal titolo “American Dreams“, il riff di chitarra c’è tutto e non è poco, la voce, a volte un po’ troppo poco legata, rischia di farti perdere anche se può essere voluto… sta a voi ascoltare il sogno americano, a me non dispiace. 

Vado subito incuriosito alla terza traccia “ Briciole “, ma è una cover di “Noemi“? Spero di no…

Che non conosco per nulla, Noemi di Xfattor ? 

Si ,lo è….Ok, ne prendo atto, e un po’ me ne rammarico, perché non è possibile inserire 2 cover su 4 tracce, ma inizio a stimarvi e vi dico anche il perché…Tutte le band che propongono brani altrui fanno il loro compitino eseguendo una canzone il più uguale possibile, il chè, secondo il mio punto di vista, è deleterio e privo di logica; voi non l’avete fatto e mi basta, anche se ovviamente avrei preferito 4 tracce originali. 

Ma voglio sentire “Fragile“, il quarto e ultimo brano della band romana i “Metamorfosi in Viola”: testo molto intenso, bello l’effetto della chitarra, il mix può andare per una demo, ma la cosa che conta è che ora riesco a sentirvi nell’insieme in maniera compatta per quasi l’intera durata del pezzo, e lo classifico come il più bello tra i 2 originali di “Kairos“.

Chiudo e saluto i Metamorfosi in Viola con una frase : DIMMI LAAAA, VERITAAAAAaaaAAAa. 

Alla prossima ragazzi, non mollate.

http://www.reverbnation.com/metamorfosiinviola2

www.myspace.com/metamorfosiinviolaband



{aprile 9, 2013}   Malatja – “Stracciacore”

A cura di John Tag

I Malatja sono un trio di Salerno con Paolo Sessa alla voce e chitarra , Camillo Mascolo alla batteria e Daniela De Martino al basso.

Io amo definire questo gruppo come una “Rock Band” e non “Punk Band”, come forse si autodefiniscono e, comunque, come spesso vengono definiti in articoli e riviste del settore. A 4 anni dall’album “48”, eccoli nuovamente con il loro ultimo disco“Stracciacore”, uscito con etichetta Diavoletto netlabel e distribuito da Good Fellas. In “Stracciacore”, un album dalle tinte forti, esprimono la loro energia con un Rock aggressivo, potente, incalzante.

Nel loro suono granitico sento, inoltre, lo scorrere di una vitalità espressiva notevole, ispirata all’Acid Rock anni 70, all’Hard anni 80, ma anche al Grunge più violento e meno intimista degli anni 90 e da gruppi come King’s X, Soundgarden, Liquid Jesus, Stone Temple Pilot, e Jane’s Addiction.

Sono chiare anche le sonorità tipiche dello Stoner con basso incisivo, una chitarra distorta ritmica e a tratti cupa e con riff che a volte tendono a diventare plumbei, ma che improvvisamente scorrono veloci e lancinanti, tipicamente Heavy, una batteria sempre in primo piano, con una ritmica che potremmo definire “ariosa” “ben tirata” e dal “passo” incalzante ma non ossessivo. In effetti in Stracciacore non riesco a sentire del Punk, ma avverto una musica complessa e curata. Sicuramente il Punk e nel loro spirito, ma non più nel loro modo di fare musica e sarebbe alquanto riduttivo continuarli a definirli solamente “Punk Band”. Tra i 9 brani che compongono il disco mi sento di segnalare:

Back To Hell (torna all’inferno), dove un Rock aggressivo ben si sposa con la musicalità della lingua partenopea e con un testo assolutamente crudo e reale. Inoltre, a 2,10 minuti dall’inizio del brano possiamo ascoltare un bell’assolo di chitarra di una ventina di secondi che riecheggia il modo di suonare del grande David Gilmour. Dint’ E Man’ in cui è inserito nella parte finale del brano, in un cammeo che impreziosisce non solo il contenuto musicale del disco, il discorso del 1975 sul genocidio culturale del grande e mai dimenticato Pier Paolo Pasolini. Nun Sia Maje Dio, brano potente, tirato, classicamente Hard & Heavy, in cui viene sottolineata la difficoltà di vivere dignitosamente in un mondo corrotto ed omertoso. ‘O Sens’ D’o Pudore, Il sogno di libertà dato da un lunghissimo viaggio verso un mare che non arriva mai. Spin’ ‘E Pesce, La rivoluzione di un popolo stanco ed affamato che insorge e, come una “spina di pesce”, ferisce e soffoca i potenti dall’interno, Il brano è tipicamente Hard e tirato e qui i Malatja si avvalgono della collaborazione dei Low Fi. Sott’ ‘O Balcone, bella, musicale, sognate, in cui piacevolmente possiamo ascoltare le chitarre di Giuseppe Fontanella dei “24 grana”. Belli anche da vedere i loro due Video ‘O Sens’ D’o Pudore e non sia maje Dio.

In conclusione: Long Live Rock and Roll” e questo grazie anche ai Malatja.

http://www.malatja.com/

https://www.facebook.com/pages/Malatja/159929427404074?fref=ts

 



A cura de Il Cala

Ospedale Psichiatrico di Pescara, riunione settimanale degli operatori con il Primario. Sono presenti il Primario Linetto Brillantini e l’Infermiera Agata Rottermaier.

Abbiamo da esaminare il caso di due pazienti, appena arrivati.”

Si calmi signorina, si calmi, cerchi di illustrare il caso, del resto sono o non sono un luminare della psichiatria?”

Certo certo, ma loro sono tipi proprio strani, pensi che non fanno altro che cantare, suonare e cantare. Sono in due, ma anche ogni tanto in tre, non si riesce a capire che diavolo suonino!!!”

Ah, li conosco questi tipi, arrivano fingono di essere strani per evitare il lavoro e la scuola, ma sono solo dei malfattori!!!”

Ecco dottore, ascolti, queste sono alcune delle loro cosiddette canzoni.”[…]

Uhm, il caso non nascondo è complesso, suonano chitarra e batteria, ma non abusano del giro di do, cioè l’attacco su cui si basa il 75% della musica italiana, parlano di cose, persone e fatti strani, hanno un suono difficilmente catalogabile. Certo si sente che sono giovani e dovrebbero limare qualche eccesso e correggere qualche imperfezione, migliorare un po’ la pronuncia. Ma il loro malessere sembra reale, il loro sarcasmo è ben affilato e velenoso, sono da tenere sotto controllo. Gioia, com’è che si fa? Fanno domande impertinenti, si sente che sono persone in ricerca, non vogliamo mica lasciarli liberi di sperimentare? Liberi di maturare? Gente così che si pone domande dirette e che affronta temi delicati sempre da punti di vista particolari e non catalogabili sono soggetti pericolosi. Affrontare la vita così rischia sempre di portare alla creazione di soggetti pensanti e si sa che il pensiero porta alla pazzia, dobbiamo intervenire!!! e poi, come si permettono di parlare addirittura di omosessualità???? ma chi gli ha dato il diritto di esprimersi su temi del genere??? No no, non è possibile lasciarli andare avanti così, rinchiudeteli!!!!”

Ma dottore… i manicomi ormai sono chiusi, rinchiudiamoli DOVE????”

In uno studio di registrazione no? Che gli si metta a disposizione il necessario, sono proprio curioso di sentire un loro album

(scena finale, il dottore si toglie il camice, sotto il quale indossa la maglietta di Freak Antoni e si allontana canticchiando Brain Damage dei Pink Floyd)

https://www.facebook.com/leinfermitamentaliabituali



et cetera
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« A MEGGHIU PAROLA E' CHIDDA CA ◙ SI RICI » || di Gabriele Ener.

Ciò che non siamo in grado di cambiare, dobbiamo provare a descriverlo.

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